MARIO LONGHENA fiori assai simili a quelli delle piante terrestri, scopre i semi raccolti nei frutti che stacca dalle varie piante e li sottopone all’esame del microscopio ed all’esperienza chimica. Non botanico il M., nè, nel suo ritiro, provvisto di libri di botanica, non può seguire una classificazione che sia accettata nel mondo dei dotti e perciò accoglie la divisione in piante molli, legnose e pietrose, parendogli che ognuna di esse abbia qualche carattere particolare. E qui fa una proposta che si crei una botanica marina: ne giustificano — egli dice — il sorgere il grande numero delle varietà delle piante che vivono nel mare ed i caratteri interessantissimi di molte di esse. Delle piante di ciascuna delle tre classi fa l’anatomia ed esamina i loro succhi al lume di esperienze: così paragonando questi succhi all’acqua del mare trae delle conseguenze circa l’organizzazione di tali piante e circa il loro alimento, e questo sopra tutto nei riguardi della classe delle piante pietrose, delle quali la superficie terrestre non à esemplari. Le conclusioni di questo triplice suo lavoro applicato a tutte le classi di piante sono dal M. raccolte in brevi proposizioni: « le piante marine ànno un’amarezza ed una salinità quasi uguale », « l’analisi mostra in esse una grande uniformità », « le piante marine hanno difetto di acidi e contengono sostanze alcaline ». Ed incomincia l’opera di esame delle piante molli, e fra queste prima pone le spugne, poi la malva marina, varie sorta di fuci, di muschi e di funghi; poi considera le piante quasi legnose — presque de bois, le chiama — ed in questa mette tutte le lythophyti, come le chiamavano gli antichi, cioè piante che crescono, - 260 -