MARIO LONGHENA rito, e doveva qui trovare quei grandi conforti che aveva sperati dai trionfi militari e dalla vita fastosa delle corti. Veramente neppure la carriera militare era stata a lui avara di sorrisi e di premi: lo aveva accolto lieta e l’aveva fatto rapidamente salire ai più alti gradi, e forse avrebbe continuato a circondarlo de’ suoi doni — del resto ben meritati —, ma furon gli uomini a opporgli ostacoli, ad intralciare la strada, ed accusarlo di colpe non commesse, a volerlo condannato. E qui ci permettiamo di farci una domanda in anticipo, alla quale vogliamo dare una risposta subito: è una domanda che potremmo riservare per ultimo, perchè essa potrebbe giovarsi di numerosi argomenti che in questo capitolo verranno esposti, ma la facciamo qui, parendoci questo il luogo più adatto, dopo la grave iattura toccata al Marsili. Fu proprio costui vittima dell’altrui cattiveria cosi da perdere in un attimo e l’onore e il grado, fu solo bersaglio di perfidi, o ebbe in sè qualcosa che diffondendo intorno un po’ di malessere sollecitò e mosse gli altri ad avventarsi contro di lui ed a tranquillarsi se non con la sua caduta? È -una ricerca psicologica che noi tentiamo e che giova a profilar meglio la sua figura. Nel M. indubbiamente ci sono delle grandi virtù e pochi uomini ne furono così riccamente dotati : un senso alto dpi dovere che lo porta serenamente al sacrificio, un senso squisitissimo de’ suoi compiti che non si appaga se non quando tutti con fedeltà e con scrupolosità li à assolti; un desiderio di bene alto più che non si incontri nelle anime comuni, che non la religione à infuso, ma la sua equilibrata natura à portato con sè. ~ 84 ~