ANNO - MDCXCII. 101 leggietto di Cattaro era stato deliberato di segregare dalla Comunicatione il Montenegro, e 1’ uso delle più circonspette cautele che circa la gelosia della materia. Pareva però, eh’anco nel paese nemico facesse qualche tregua la maligna influenza, ad ogni modo continuasi in Dalmatia la più rigorosa riserva dell’intiera quarantena, e cadauno bastimento preveniente dalla parte superiore; ne lascio d’incaricare li Rettori di Cattaro a tutte l’altre maggiori diligenze, che convengono. Daniel Dolfin. (Provveditore Generale in Dalmazia, f. 125.) 1692, ottobre 30. ■— II Senato al Provveditore Generale. Mentre sopra gli avvisi molesti ricevuti dal Provveditor Estraordinario di Cattaro dell’ingrossamento de Turchi, e dell’ abbandono ai medesimi del Monasterio di Cettigne stava il Senato per esprimere a Vói l’intentioni proprie, in ordine alla miglior diffesa, et appoggio di quelle gelose parti, sopragiungono le nostre relationi de successi medesimi, che conformandosi alle prime rillevate, fan comprendere disposta dal Proveditor Estraordinario predetto, per quanto fu possibile la diffesa, e prodotta dalla necessità la cessione del Posto, che non potea sostenersi, influì fatalmente all’ accaduto la comparsa fuori di tempo della Galera Venier, dalla nostra diligenza subito hautone 1’ aviso speditogli colle Milizie, e proprio fu l’haver avanzate l’altre due del Nobile Huomo Sopracomito Balbi, alla parte di Narenta, per divertire la temuta unione a Solimano, del Passà d’ Ercigovina, che nel Campo di Castel Novo s’ andava trattenendo. Osserviamo doppo ridottosi il Provveditor Estraordinario a ponere in diffesa il Posto della Trinità verso Zuppa, e la Piazza di Budua con le insinuazioni opportune di costanza a Pipari, e Bielopaulichi nel dubbio, che potesse gittarvisi a dosso il Bassà ivi per anco fermato, e che le posteriori notizie ci assicuravano retrocesso a Cernizza, per ripassare alla propria ressidenza. Nella premura che siano quei Confini sempre colla necessaria assistenza guardati, incarichiamo 1’ attentione nostra ad espedire a dispositione del Provveditor Generale suddetto, altra unione di Militia che con la trasmessaci dai soccorsi inviatigli formi il numero di 400 huomini, a cui avanzarete uno de Sergenti Maggiori di Battaglia, che sono in Provincia, farete anco continuare colà la permanenza di una delle Galere credutavi da Noi necessaria, e massime nell’ acque di Budua, e quando potrete assicurarvi, che non sia ivi per mancare il foraggio vi spedirete un Corpo di cento Cavalli con che tutto resti assicurata la possibile diffesa migliore a quell’ esposta Piazza. Si riflette ai Savi motivi portatici, che sciolta 1’ unione de Nemici, possa in Cetigne ripo-nersi il piede, ma con ridurre il Posto a più ben intesa struttura, e mentre sopra ciò si riserviamo di prendere le proprie deliberationi farete intanto rillevare, per rifferirci, se prima della loro partenza haveranno i Turchi demolito la Pandurìzza et il Monasterio, et in qual positura havessero 1’ uno, e l’altro dei luoghi lasciato. Marín Angelo di Negri Segretario. (Senato I, Reg. 67, Secreta, Rettori). 1692, ottobre. — I Capi dei Piperi al Cav. Giovanni Bolissa. Da me Voivoda Raiz, Vuco Peletin, F. Vucadinovich, e tutti gli altri Piperi al signor Kavalier vechio molto caro saluto, e doppo. Sa come il Passà ritornò da Cettigne col grosso esercito; così tutto il Paese s’intimorì perchè voleva urtare contro di noi; ma perchè l’acqua fu grande e perirono molti signori, et il Passà rimase ferito, andò a medicarsi, e così noi s’alluntanassimo dal male. Ci rincresce il Monasterio, ma coll’ aiuto di Dio, e delli Signori che lo fabrichiamo, e vi diamo la fede di Dio, che molte teste de signori sono state rotte, anzi quando ritornò in Podgo-rizza, non fecero alcun’ allegrezza, così pure quando giunse a Scutari. Noi siamo di Dio et vostri,