128 MONTENEGRO in quest’ importante proposito sull’ avviso, tutto che la Pace, che in Erzegovena si discorre per certo stabilita, e firmata tra il Gran Signore et il Kzar debba togliere ogni ombra, o gelosia, da cui pure assicurano in tal motivo gli accennati vicini Passà. Nicolò Contarini. (Ibid.). 1713 novembre 5. Il Soprastante Cav. Buccina al Provveditore Straordinario. Sono ritornati li due Montenegrini, quali stati spediti a nome di tutti li Comuni sopra la chiamata fattagli dal Bassà dinanti al quale presentatisi furono interrogati a qual fine comparsi; risposero a nome di tutti li Comuni, per intendere i di Lui comandi. Il Bassà gli disse, essere stati spediti dal suo Sovrano per rillevare la verità sopra le esclamationi fatte alla Porta non solo dalle loro città e villaggi, ma anco dalli Rappresentanti Eccellentissimi del Prencipe di Venetia, e quando non voglino si confermi la verità della loro passata ribellione, debbano far intendere a tutti li loro Conti e Capi acciò vadino a rassegnarseli, e ricever li dovuti ordini per vivere da sudditi, mentre con questa rassegnatione se li sorpassava ogni passato trascorso, volendoli anco consegnare le teschere per esimerli dall' anpuo tributo alli Bassà, ma solamente quanto doveranno corrisponder nell’ Erario del Gran Signore, et anco mostrandosi rassegnati, gli promette di nuovo fabbricare la Chiesa et il Convento a Cettigne, e di maggior fortezza del passato ; ma quando si dimostrassero renitenti, confermarano la passata ribellione per la quale il Bassà per li firmani tiene, unirà grosso Essercito, per portarsi a loro danni, havendo anco il Bassà medemo per cinque giorni somministrato il vitto alli sopradetti due et anco regallatili di due cecchini, et due brazza di panno per cadauno sopra le risposte che hanno portato a loro Comuni. Per hoggi è destinato il loro Sboro generale à Cettigne, dove risolveranno il tutto, che poi non mancarà la mia riverenza rassegnare all’autorità di V. E. (Ibid.). 1713, novembre 20. Castelnuovo — Il Provveditore. Straordinario al Senato. Chiamò il Bassà stesso con espressi ordini alla sua obbedienza li Capi del Montenero, ed altri Monti contigui, com’ anco di Zuppa. Ricevette li loro commessi di buon occhio, e con blande espressioni, ma pretese di attendere, che li Capi stessi personalmente vi andassero, a che questi non sano rissolversi. Sparge tutta via concetti, di voler trasferirsi sopra de’ Monti alla visita d’ogni luogo ed a questi confini, e di voler conseguir col rigore ciò, che non li agevolasse l’uso della dolcezza, e della desterità. L’età sua però di molto avvanzata, e le sue indispositioni non persuadono a credere, che nè vogli, nè possa assumere un simile incommodo. Ben col rifflesso d’haver persona prattica de costumi e del Paese presso a se, deposto il suo Musselino, ha rimesso nel-l’Impiego Vssein Begh d’Alessio, che servì all’ ultimo suo precessore, e che in absenza del Bassà per doi anni ha sostenuto la vicegerenza, et il commando in quelle parti, e pare habbia destinato che il proprio Figlio con questo passino alla scossione de pagamenti dalle predette popolationi, che il fine, che apparisce in ogni sua attuale dispositione. Sono anco arrivati in buon numero de Ca-meli carichi di munitioni da guerra, d’esser riposti a’ luoghi di Spus, Podgorizza, et Sabiach sopra il Montenero, onde per verità sembra vi sia rissolutione per tenerli a freno nell’avvenire. Nicolò Contarini. (Ibid.).