MONTENEGRO xvn e del senno ha saputo per verità far spiccare il suo zelo per la Religione, e la sua premura per le pubbliche glorie. Con lo stesso niente meno appassionato fervore ha pure continuato sin qui ne’ soliti suoi benemeriti impieghi senza mai perder di vista gli affari del Confine, impaciente, indefesso, e sollecito nell’ animare i più forti, nel consolare i più timidi, e nell’accarezzare, e blandire i popoli più incostanti, e quelli massime, che principiavano a vacillare dalle chiamate, et inviti degl’inimici ». Nel Maggio e nel Giugno dello stesso anno, Danilo ottiene dal Doge Giovanni Corner altri privilegi a conferma dei precedenti. Dal 1718 gli Atti della Repubblica accennano soltanto inter-rottamente ai rapporti coi Montenegrini, forse perchè, resi più tranquilli nell’interno e non disturbati gravemente dai nemici esterni, si diedero a tentare nuovi legami con potenze straniere. La Repubblica, però, invigilava sempre. Danilo invecchiava e rinnovava la sua piena devozione per la Serenissima, scrivendo nel 2 Maggio 1725 queste testuali parole: «et io sono vecchio, e un poco sono pregiudicato negli occhi, non vedo nè men scrivere, ma havete conosciuto nelle prime mie lettere, come vi prometto in ogni amore della maggior premura di servire, e questo pocco sangue di non risparmiare per un conguo amore, ch’è senza peccato, e rossore dell’anima, e del corpo; così anco ad esso confermo, ma vedo, che tal premura hora non vi sia, ma temo, che presto s’avvicini o a tutto questo Confine, o solamente a questo Popolo ; e per i soldati non sappiamo che dire, perchè tali non sono le nostre parti ». Danilo moriva intorno al Gennajo 17^5. Nella sua pupilla balenò a un tratto la visione meravigliosa e suntuosa della Città delle lagune e delle feste che vennero date in suo onore, allorquando egli vi pose il piede. La vista delle aspre ed austere montagne natie e il ricordo sanguinoso delle lotte contro i nemici della patria, inseguiti un giorno accanitamente attra-