130 MONTENEGRO rica di valersi di quei mezzi, che sarebbero sommamente profficui, e che in eguale contingenza, sono stati accordati a miei Precessori. Passava fra loro, e li Risanotti un certo livore che per l’audacia delle parti poteva produrre reciprochi inconvenienti. Ho creduto conferrente il consiglio di provveder al disordine a tempo, con un maneggio che felicemente m’è sortito. Seguita però alla mia presenza, ad uso del Paese, la pace, e calmati di tale maniera gl’ animi potrò sperar d’unirli a vantaggio di publici Interessi. Per parte de Popoli Montani di Cuzzi ho havuto offerte di Gente, e sicurezza di fede, sempre che da Vostra Serenità siano protetti et animati con que’ assegnamenti, che fossero creduti aggiustati dalla publica generosità. Ho corrisposto con termini d’aggradimento, ma questi circoscritti in sole parole, che se sodisfano 1’ apparenza, poco, o niente presso costoro concludono nella sostanza. E vero, che li Passà confinanti non hanno per anco fatta alcuna unione di Gente ma potendo questa esser raccolta, da una settimana all’ altra temono li sudditi d’esser sorpresi, et oppressi, e li Christiani confinanti di non poter darsi la mano l’uno con l’altro. (Ibid.). Sebastiano Vendramin. 1716, aprile 16, •- II Provveditore Straordinario al Senato. E giunto da Moscovia in questi giorni il Vescovo di Cetigne già Capo delle note solleva-tioni de Montenegrini, et altri popoli a favore de Moscoviti. S’è sbarcato a Zuppa, e di là è passato a Maini, dove tiene una Chiesa in faccia Budua. Io non l’ho per anco veduto, ne ho havuto alcuna sua lettera. Ha seco condotto due di questo Territorio, che le furono sempre compagni e in que’ torbidi, e ne suoi viaggi ancora ; Sono ben tapati, con Medaglie coll’ impronto del Zar di Moscovia, e per quanto rilievo molte ne ha portato detto Vescovo, accolto in ogni luoco con applauso da Popoli. Sarà mia cura di tenervi l’occhio adosso, e di render partecipe non meno Vostre Eccellenze che la Carica superiore delle di lui massime, e del di lui contegno per tutto ciò che convenisse ai Pubblici riguardi. (Ibid.). Sebastiano Vendramin. 1716, agosto 16. Cattaro — Il Provveditore Straordinario al Senato. Quanto io sono attento a vantaggi del Confine, altrettanto mi sturba il Vescovo di Cettigne, soggetto noto a Vostre Eccellenze. Questi è in massima, e la sparge fra Capi con profitto, che li nuovi sudditi non habbino a coltivare l’uso delle Partite, allegando che non,convenga l’ostilità fra Christiani e Christiani. Applicato io al maneggio per vincere le confinanti Popolationi, mi sono alle volte servitio d’insinuationi le più blande, e alcuna volta della sferza, valendomi di qualche Partita per farli daneggiare, ma in modo che servisse d’eccitamento alla bramata rissolutione. Anco l’oggetto delle prede, che servono in suffraggio della Provinzia, e di tener in esercitio Gente inquieta, mi vuole persuaso, che non sia del pubblico servizio la sospensione delle Partite stesse. L’espressa ragione di detto Vescovo è in certo modo vistosa, ma cercando il motivo, traspiro ch’egli egualmente accarezzi li Popoli Christiani delle confinanti Provinzie, siano sudditi della Serenità Vostra o del Turco, a farsi Capo e degl’ uni e degl’ altri. Considera (lascia all’ occasioni cader l’espressione) la Serenissima Republica Principe debole, e tenendo nel cuore il Zar di Moscovia, e doppo di lui l’Imperatore, non sono fuori di dubio, esse a suo tempo circondato da suoi, non sia per spiegare l’Insegne o dell’ uno, o dell’ altro. Le gravi conseguenze siano in publica vista. Passa con la mia persona amicabile corrispondenza. Sigilla li suoi fogli con l’impronto di Cesare. Io lo coltivo con ben intesa dissimulatione, e cerco d’ogni di lui passo il fine per illuminare l’Eccellenze Vostre. Carteggia con Vienna.