ANNO - MDCCXXXI. 153 ogni modo anche le più distinte relationi all’ Ecc.m0 Signor Bailo suddetto onde con la prima opportunità d’incontro fargliele tenere per que’ maneggi, che reputasse convenienti la sua amirabile virtù introdurre in quella Reggia a divertimento delle molestie a sudditi, e alla Confinassione. (ibid.). Pietro Angelo Magno. 1731, maggio 18. Cattavo — Il Provveditore Straordinario al Senato. Dopo incaminate per Vostra Serenità col numero precedente le notitie sull’ avvicinamento de’ Turchi verso questa Prov.a nova emergenza nasce, e mi vuole al psesente ossequiosissimo foglio molesto all’ Eccellentissimo Senato, che supplico pazientare l'incomodo con il solito della sua ineffabile tolleranza. Riguarda essa la chiamata, che fecce il Passà della Bossina a Capi del Montenero con il suo Chicaica spedito a Osdrinich luogo della principal tenuta di que’ Monti, dov’ era incaricato di render nota la rassegnatione a cui li voleva quel Supremo Comandante alla sua obbedienza per intender la volontà del suo Monarca espresso il sentimento in una lettera che haveva commissione loro leggere a maggior intelligenza di questa disposinone. Da quest’ accidente aggitate quelle popolazioni tuttoché lo prevedessero ; sospetta in loro la fede de Turchi per haver in vista, e non troppo lontano l’essempio Chiuperlì, che non stante f impunità allora accordatale, vene poi a condanar molti di loro all’ ultimo suplizio sono irresoluti al partito che devono prendere. In tale stato versando le cose di quei Comuni, è comparso ad umilitarsi alla Carica il Serdar Prete Vucco loro Principale con alcuni Capi rappresalitandomi, nel frangente di quest’ infortunio, desiderare le facessi noto la publica intentione, che se possono esser fuori del ricovero delle proprie famiglie in questa Piazza volersi dichiarare apertamente contro i Turchi, e con l’armi alla mano contrastar loro ne siti più dfflcili il passaggio da Monti alla pianura, e se mai superato l’impedimento l’inoltrassero ai confini, seguitarli alle spalle vessandoli con i più rigorosi insulti, per farli desistere da qualunque impresa, che volessero tentar anche a pregiudizio de publici riguardi; Che in caso diverso però che non possono credere esser in necessità d’abbandonarsi alla descrittione dell’Austria e de Turchi senza, che il Principe più speri da loro quella servitù presentale in molte passate occasioni, di che si offrirono anche in presente a qualunque sacrifìcio. Comprendo da queste narative quanto grande sia il timore rivalso negli animi di que’ Popoli ho procurato per quanto riguarda confermarli nella devotione vero il nome di V. Serenità richiamar alla loro memoria la spesa continua, con la quale ne loro bisogni sono soccorsi, et i regali, che spesso ricevono, esser un contrasegno manifesto della Publica prediletione ; Che non accordano i tempi presenti, essendo in buona amicitia co’Turchi, secondarsi gl’oggetti dell’espressa premura, ma che per altro dell’assistenze possibili, nella mira di vederli esenti da ogni pericolo per quanto venisse permesso a far loro dipender ogni cosa dalla Potestà dell’Ecc. Senato e niente dal mio arbitrio ; promessole ad ogni modo scrivere all’ EE. VV. per attendere le loro sovrane, e sapientissime deliberationi. Che in tanto non essendo il primo caso occorsole co’ Turchi hano nelle divise de loro Auttori come diriggersi anco nella presente congiuntura, che forse non sarà di quell’ aspetto, che concepiscono, e che si fatalmente li atterisce. Blanditi di tal maniera partirono contenti, assicurandomi, che ritornavano ni Paese per convocar il loro Consiglio, e disponere quello trovassero convenirsi alla loro sicurezza, promettendo delle ulteriori dispositioni del Comandante Turco, rendermi i più sicuri riscontri, anche per quanto può riferirsi al stabilimeato de proprij affari, sebbene appo il medemo homandato persone di fede, per esplorare ogni suo passo, et a misura di ciò che venisse d’ordinare, tengano comissione precedermi ogni notitia, per quelle cautelle, che richiede il reale Sem.0 della Ser.toV.a Pietro Angelo Magno. (Ibid.).