ANNO - MDCXCII. 83 fuggiti immediati gli altri. Furioso fu l’urto, ma intrepida la resistenza, e doppo tre hore di sanguinoso, e dubio combattimento prevalse all'impeto Nemico, benché rinforzato dalla propria Infantarla, il Valore di quei pochi Christiani, li quali generosamente pugnando, s’aprirono il varco ad una honorevole ritirata, salvandosi nella Torre colla sola perdita di 14 loro compagni, e d’altri sette huomeni, che con un numero de Paesani (da quali al solito furono abbandonati) si spiccarono in rinforzo de primi, sacrificantisi bravamente nel glorioso servitio di V. S. non prima d’una considerabile stragge de più arditi Turchi, fra quali restò pur morto il Commandante di Nevisigne, apparendo più difusamente il seguito nel. costituto del suddetto Governatore Sartori, che in Copia humilio. Nell’altra venuta, fu pure duro l’incontro, e tutto che abbandonata questa ancora da negligenti Paesani, s’abbaterono i Nemici ne Perastini, che avantaggiati dal sito offesero senza ricevere offesa; ma superando alfine la forza non si curarono i Turchi d’esser maltrattati dal fuoco Christiano per entrare nella Campagna, in cui messo piede, si posero in ordinanza militare marchiando di gran fronte e con regola tanto ben intesa, et diedero a dividere non esser gente Colettizia, ma Guerrieri molto ben disciplinati. Spiccaronsi poscia contro la Torre, nella quale so-lecitamente si ritirarono i Perassini, e rinforzando l’indebolito Pressidio, convennero i Turchi star lontani, alloggiandosi nella Colina, che è nel centro del Piano, lasciando a’ Tartari la libertà di scorrere. Gionto a me 1’ aviso verso le tre della notte dell’ incominciato conflitto, e dubitando già attaccata la Torre, posi subito sull’ Armi la poca Militia per condurmi al soccorso, ma considerai troppo azzardo, l’impegnarmi di notte fra monti con questa, in cui miserabilmente consiste per hora la forza dell’importante Albania: onde in istante feci marchiar a quella volta due compagnie di Galeotta con 120 Risanioti, e qualche numero di Montenegrini, all’ arrivo de quali rinvigoriti li Grahovani, mi diedero tempo d’ attendere il giorno, perchè in ordine alle mie commissioni parte si condussero ad assicurar da dovero le venute, et altri unitisi col rinforzo passarono ad attaccare gli accampati nemici, che attoniti dall’ agressione, dalle grida, e da un fuoco incessante, che li affligeva si posero in scompiglio, e disordinati nel difendersi, roversiarono dalla Collina (la di cui importanza rapresentarò in altro Dispazio) che pressidiata subito da Christiani, attesero gli altri cautamente all’ inseguimento della Cavalleria, et Infanteria Nemica, che ben era a mal partito per gli ordini rilasciati di tenerla serrata nella Valle sin la mattina, in cui giongendo col mio poco, ma coraggioso seguito confidavo riportarne considerabile successo se Selman Passà d’Her-cegovina avisato della piega tolta da suoi, non accorreva con un Distacamento di due mille Turchi a liberarli, et aprirli il Campo alla rittirata. Seguì questo con danno de gl’ Infedeli e con loro vergogna, perchè perdettero più di quaranta Monsulmani, fra quali un Commandante di Seimeni, molti feriti, quatro schiavi, et in questi compreso un Turco di buona conditione, perdita di Cavalli, e di tre Insegne di Cavallaria senz’ altro vantaggio, che nell’incendio praticato da Turchi di 23 picciole Capanne di paglia delle più esposte, ricoveri d’Animali nel verno, e di due vecchie schiave, una delle quali poi anche fuggì, havendo la prima pugna delli pochi valorosi soldati causata la preservazione delle Famiglie Paesane, perchè scoperto l’inimico, poterono senza ostacolo ricoverarsi in Montagna con gli animali, e poner in difesa le case murate, alle quali i Turchi giamai ardirono affaciarvisi. La mattina nell’ Alba presa da me con cauta direttione la Marchia sulla strada più està per meglio sostenermi colle militie e parte de Paesani, che nella notte mi giunsero, arrivai alla sola metà del Camino quando m’ avisò il Governatore Sartori, che i Nemici accertati del primo rinforzo, et ispiato il mio caminamento col supposto di gran vigore, impressi di tema per il mal successo del giorno e notte antecedenti, dubiosi d’essere agrediti anche da Niksichi (quali obligati dagli Ostagi, che tendono qui, impugnarono 1’ Armi, come dalla lettera del Governatore Sartori si lege) s’ eran pentiti non solo di calare novamente nel Piano colli tre piccioli pezzi di Canone, condotti per battere la Torre, ma che anzi levati da Grahovaz,