MONTENEGRO xiii tolare massi di roccia sulle linee di attacco, arrestando così la fanteria turca. I bardi Montegrini, interpreti fedeli del sentimento popolare, incitavano con le loro strofe ardimentose i combattenti all’ eroismo, ed esaltavano poi, in poemetti stupendi, le vive simpatie che nutrivano in cuore per Venezia quei fieri abitatori dei monti. Quando, nel 1687 gli Ottomani vennero sconfitti, sotto le mura di Vienna, dalle armate cristiane, il Montenegro aspettò desioso il momento di misurarsi col suo nemico più acerrimo : accolse, quindi con bellica gioja la notizia che la Repubblica Veneta si preparava contro la mezzaluna; ed è questo il periodo in cui maggiormente si esplica la simpatia della Serenissima per quei gagliardi montanari, i quali a loro volta, offrono tutto il loro appoggio ai Veneziani. Questo periodo va dal 1687 al 17^, cioè fino alla morte di Daniele Petrovic, il quale ottenne dei privilegi che doveano rendere sempre più facili i rapporti commerciali de’ suoi sudditi coi Veneziani, e cementare sempre più saldamente l’amicizia tra la Serenissima e il Montenegro : periodo illustrato dai documenti che si pubblicano qui appresso. Dalla lettera datata di Castelnovo (1687, ott. 15) e rivolta al Senato da Girolamo Corner, Provveditore Generale in Dalmazia e Albania, apparisce quanto i Montenegrini si segnalassero negli ajuti prestati ai Veneziani e si rendessero perciò degni di alcuni doni e distinzioni che il Corner va chiedendo per essi al Senato della Repubblica. Il Corner tosto col consenso pervenutogli da Venezia, fornì al Vladika armi e munizioni : i primi moschetti con cui i Montenegrini, nelle formidabili loro posizioni, imparavano a diventar invincibili. L’unico territorio che, dipendendo dal Dominio della Repubblica, poteva tenere lontani i Montenegrini e le altre genti dalle incursioni degli infedeli, era Grahovo, dove si rifugiarono Montenegrini, Erzegovesi, Bosniaci ed altri, i quali, o negli estremi con-