dal Piave e da Capo Sile, ove si trovavano le nostre prime linee. L esodo della popolazione aumentava di giorno in giorno, incoraggiato da disposizioni emanate dal Comandante in Capo della Piazza Marittima di Venezia e procedeva ordinato, disciplinato, aiutato e protetto dal Comune e dall’Assistenza Civile. La presenza a Venezia delle Regine in quei tristi momenti aumentò l’affetto e la stima dei Veneziani verso le due Case Regnanti. Venezia in quei giorni aveva il nemico alle porte, perchè l’invasore dal Novembre aveva passato il Nuovo Piave da Musile e si era incuneato fino a Capo Sile. Ma i nostri baldi marinai, coa- diuvati da reparti dell’Esercito della Terza Armata, tennero ferma la resistenza alla (piale cooperarono efficacemente le batterie natanti del Reggimento Marina. Fra gli allagamenti e il gelo, piantati nei pantani dell’infida barena, i bravi marinai non cedono un palmo di terreno e non danno mai tregua all’invasore. L’eroica batteria Bordigioni, coadiuvata dal Reggimento Marina e da batterie campali del Regio Esercito, tiene punta Cortellazzo, la foce del Nuovo Piave e il Gavetta. Da circa tre mesi la resistenza continua accanita, eroica. Venezia dovrà la sua salvezza ai prodi che difendono le sue lagune, le sue isole, il suo litorale; e fino a che un marinaio sopravviva, « Per Venezia non si passa ». Dopo una giornata limpidissima, piena di sole, con un clima quasi primaverile, scende la sera del 20 Febbraio, e la luna, nella sua prima fare, e-spande i suoi raggi, che rompono a mala pena le tenebre e illuminano di pallida luce la laguna e la città. Un rumore indistinto, che non si sa definire da qual parte venga, come prodotto da una macchina a vapore a forte pressione, si ode a tratti, a sbalzi, avvertito e compreso solo dai più esperti; intanto dai posti di difesa antiaerea azionano i megafoni, a mezzo dei quali s’incrociano gli ordini. II sinistro rombare ben noto, prodotto da un grande velivolo tedesco da bombardamento, fa ben comprendere che il nemico discende sulla città; ma è un attimo. Un urlo possente, lacerante, erompe nel silenzio, seguito da altri, striduli, lamentosi e dai colpi di cannone di allarme, il rombo dei quali, nello stesso istante è coperto da uno scoppio formidabile, accompagnato da un boato spaventoso, mentre una fiammata gigantesca s’erge minacciosa verso il cielo, eruttando scintille e dense colonne di fumo nerastro. I cannoni tuonano infiammandosi contro il nemico invisibile, gli scoppi si succedono agli scoppi e la fucileria con i suoi tiri laceranti, appoggia le mitragliatrici che scrosciano piombo infuocato. Verso l’Accademia violente esplosioni si succedono, precedute da vividi bagliori arrossati che II. TRAGHETTO DI SaN SAMUELE DOPO L’ESPLOSIONE DELLA BOMBA — 109 —