bandiva verso il 1880 un premi» per chi avesse svolto meglio il tema seguente: «La storia di Venezia nella vita privata dalle origini alla caduta della Repubblica». Molmenti concorse all’ardua prova, e servendosi dei precedenti saggi e memorie, e aiutandosi con nuove e più acute ricerche, compose un primo volume della «Vita e storia privata di Venezia» che conseguì il premio. Appena fu pubblicata, per cura della Casa E-ditrice Favaie di Torino, ebbe successo clamoroso. Tradotta e ripubblicata in francese per cura dell’Ongania di Venezia, poi in inglese, successivamente arricchita di un vastissimo materiale illustrativo, di aggiunte e di note, la pubblicazione per o-pera dello stesso Molmenti raggiunse la sua settima edizione e vi appare in tutta la sua vastità. Essa contiene tutta la storia illustrata di Venezia dalle origini alla decadenza, presentata non a base di appunti e di segnalazioni di Archivio o di Biblioteca, come fin qui sono comparse molte storie di Venezia, ma con un sentimento e un colore di venezia-nità che esalta ed infiamma, che trascina irresistibilmente a far parte di quella falange di grandi e di piccoli, sorta a difendere strenuamente, passo a passo, la integrità caratteristica di Venezia, culla di poesia e di storia. A quest’opera, che fu largamente diffusa e ricercata all’estero, si deve in gran parte quel rifio-ìire di studi veneziani, quell’intensificarsi dell’interesse per Venezia, che si manifestò appunto tra il 1880 e il 1890. Dopo aver dato alle stampe la trionfale storia, il Molmenti pubblicava un interessante lavoro, sulla vita e le opere di Carlo Goldoni, con cui egli dava un nuovo orientamento agli studi sul più grande dei commediografi italiani. Frattanto la fama del Molmenti era salita tanto alta, che il Ministero della Pubblica Istruzione, con provvedimento del tutto eccezionale per quei tempi, confermava al Molmenti l’abilitazione, per merito distinto, all’insegnamento di Belle Lettere nei Regi Licei, e lo chiamava ad occupare la cattedra nel R. Liceo Marco Foscarini. Perseverò nei suoi studi [»rediletti, pubblicando dall’Ongania nel 1882 1111 volume di letteratura su «Vecchie storie» e successivamente nel 1884 un mirabile lavoro su «La dogaressa di Venezia». La sua biografia di Vettor Carpaccio composta assieme ;;1 Ludwig, frutto di lunghe ricerche basate anche su documenti inediti, e l’altro volume su G. B. Tie-polo, che scrisse da solo, fanno testo definitivo sulla vita e sulle opere dei due grandi artisti. Quando nel 1886, la Giunta Municipale presentò un ampio e catastrofico progetto di sventramenti, rifacimenti e risanamenti, che avrebbero dovuto trasformare radicalmente la fisionomia di Venezia, Pompeo Molmenti insorse, con 1111 articolo magistrale, che vide la luce sulla «Nuova Antologia». L’articolo intitolato «Delendae Venetiae», ebbe una risonanza mondiale. E, sotto la pressione dell’indignazione di tutto il mondo, il progettone vandalico fu messo a dormire. -,)u Ma frattanto egli, che aveva da poco dettato 1111 interessante studio su «Venezia nell’arte e nella letteratura Francese» (1889) veniva eletto Consigliere Comunale con l’ultima amministrazione Tie-polo. Nel Novembre del 1890 il Molmenti si presentava candidato alla deputazione politica nel collegio di Salò, e veniva eletto Deputato. Alla Camera dei Deputati, il Molmenti sedette a destra, e acquistò subito autorità. Si ricordano due suoi famosi discorsi, nell’Aprile e nel Maggio 1891, con i quali, insorgendo a difesa del patrimonio monumentale nazionale, egli getta il germe di quella legge sulla tutela dei monumenti, che fu più tardi proposta ed attuata dal Governo. Successivamente pubblica «Studi e ricerche di storia d’arte» (1882), e fino al 1895 pubblica ben sette volumi, cioè: «Il dominio Veneto in Friuli» (1892); «Carpaccio, il suo tempo e le sue opere» (1893); «Calli e Canali di Venezia» (1894); «Acqueforti di G. B. Tiepolo» (1894); «Paradossi sulla musica» (1894); «Le isole della Laguna Veneta» (1895). Nell’Agosto di quello stesso anno, assumeva a Venezia la carica di Assessore per la pubblica istruzione. Quando il Sindaco Conte Filippo Grimani, divenuto per i veneziani il più perfetto rappresentante dell’autorità, fu colpito da una atroce sventura, — 154 —