Ma Venezia sa e sente come alla nostra Marina essa debba in massima parte quella sicurezza che le ha permesso di conservarsi serena e calma al cospetto del mondo nelle aspre vicende dell’immane e lungo conflitto. Nè vi sono vittorie senza che un Condottiero abile ed eminente immagini e guidi l’azione che ad esse conduce. Questo com/iito voi avete fornito III. Ammiraglio Thaon di Revel per l’onore d’Italia e per l’onore vostro, dopo aver dato qualche anno della vostra mirabile efficace attività quale Comandante in Capo di questa Piazza Marittima. Come è vostro collaboratore nell’azione di guerra il Vice Ammiraglio Paolo Marzolo, così questi come Comandante in Capo è ora, con intelletto e con amore, fervido continuatore dell’opera vostra ¡ter questa Città divenuta ormai per la sua dignità e per le sue sventure oggetto della simpatia e dell’ammirazione di tutti. Ond’è che Venezia, a voi legata III. Ammiragli da viva gratitudine e da affettuosa ammirazione, ha voluto che nell’espressione dei suoi sentimenti rimanesse un documento perenne nelle medaglie d’O-ro di cui mi onoro farVi consegna; omaggio reverente e devoto fatto dal pensiero di tutti e dal palpilo di ogni cuore dal più umile cittadino al più cospicuo. Nei nomi vostri, Ammiraglio Thaon di Revel c Ammiraglio Marzolo, mando alla gloriosa nostra Marina il fervido saluto con cui Venezia si unisce alle città sorelle con la fede negli alti destini della Patria, con la fede immutabile nella Vittoria ». Un caldo applauso salutò le nobili parole del Sindaco, il quale intanto consegnava agli Ammiragli la medaglia d’oro, racchiusa in un elegantissimo a-stuccio in cuoio di stile veneziano ornato di fregi d’oro. Primo a rispondere al Sindaco fu S. E. il Vice Ammiraglio Paolo Thaon di Kevel, Capo di Stato M aggiore della Marina Italiana. Con voce chiara, vibrante, così Egli si espresse : « La ringrazio, Signor Sindaco, della medaglia che mi dona. Essa mi sarà personalmente preziosissima quale ricordo di Venezia, cui ebbi fortuna di dare per qualche tempo tutte le mie energie; ma questa medaglia mi è particolarmente gradita quale riconoscimento di quanto la Marina ha fatto e si adoprò per la salvezza e sicurezza di Venezia. Volgevano i tristi e cupi giorni di fine Ottobre e principio di Novembre. A quanti mi domandavano che si sarebbe fatto, io sempre rispondevo : « Sul Piave si vive o si muore », perchè nel mio cuore e nella mia mente non potevo concepire una Venezia non italiana. L’Italia non poteva essere senza Venezia, perchè Venezia perduta avrebbe /tortaio seco la perdita dell’Adriatico. La Dio mercè e delle armi, ora Venezia è salva, e confidiamo che la sua sicurezza andrei via via riaffermandosi; ma non solo dalla forza delle armi fu salva Venezia, essa lo fu pure dalla forza d’animo del suo popolo, il quale dall’inizio della guerra tenne un contegno esemplare. Sovratutto ammirande furono le sue popolane che in questi ultimi tempi, al rombo del cannone continuarono calme e tranquille i loro compiti domestici soffrendo e facendo in silenzio, talvolta anche scherzando, fidenti sempre in giorni migliori. Che dire degli Arsenalotti? Nelle officine erano stati apposti dei cartelli indicanti i termini dei lavori da compire : mentre le famiglie partivano senza conoscere la loro destinazione nè quando si sarebbero riunite ai loro cari, questi restavano fedeli ai loro banchi di lavoro per preparare i piccoli ma — 209 —