Da allora tenne l’alto seggio ininterrottamente fino al Dicembre 1919. Lo tenne con onore, avendo solo di mira il vantaggio e l’interesse della sua Città, che Egli serviva con amore di figlio, tra il più entusiastico plauso degli amici e spesso col consenso degli avversari che, pur dissentendo politicamente da quelle che erano salde, profonde convinzioni Sue, con Lui collaborarono alla soluzione dei più importanti problemi cittadini. Prima cura di Filippo Grimani, allorché assunse il potere, fu di continuare, perseverando nell’indirizzo dagli iniziatori tracciato, l’Esposizione Internazionale d’Arte e volle che nell’ufficio di Segretario rimanesse Antonio Fradeletto, che, con Riccardo Selvatico, aveva ideata e portata a compimento la prima di quelle Mostre d’Arte, da cui tanto lustro e decoro vennero alla Città, insieme con cospicui vantaggi materiali e morali per l’Arte e per gli artisti. All’Amministrazione presieduta dal Conte Filippo Grimani, è dovuto il magnifico sviluppo impresso al Lido, alla stazione balneare che ci è invidiata non solo in Italia ma anche all’Estero. Dire dell’opera svolta dal Conte Filippo Grimani, nel quarto di secolo in cui fu a capo del-Famministrazione cittadina, non è possibile in poche note. Egli fu geloso custode di ogni più cara tradizione cittadina, seppe difendere sempre con grande fermezza tutto ciò che fosse legittimo interesse di Venezia, sia per la tutela dei suoi traffici e dei suoi commerci, sia per la conservazione dei suoi tesori d’Arte. Durante la guerra, Filippo Grimani concorse con la parola, con l’esempio, alla resistenza interna e fu in quei giorni che per dargli, di fronte alla cittadinanza, 1111 attestato di ammirazione per il suo contegno forte ed energico durante le incursioni aeree del nemico, il Governo lo chiamò (assieme con l’AmnViraglio Paolo Thaon di Revel, Comandante della Piazza Marittima, e col venerando Generale Emilio Castelli, Presidente del Comitato di Assistenza) a sedere nel Senato del Regno. Durante l’anno di Caporetto, il Conte Grimani raramente si allontanò da Venezia, sempre pronto ad accorrere dove fosse maggiore il bisogno di aiuto e di conforto, sempre primo ad incoraggiare con la parola e con l’esempio alla resistenza, promotore entusiasta d’ogni manifestazione che facesse vibrare la nota patriottica. E ai concittadini, che in quel periodo doloroso avevano abbandonato la Città per raccogliersi nelle colonie della Romagna, dell’Abruzzo e altrove, il Conte Grimani non mancò di portare la sua parola di conforto, auspicando alla Vittoria Italiana, che avrebbe permesso a tutti di ritornare alle proprie case. Dopo l’arrrtistizio cooperò con l’autorità personale alla rinascita della Città, alla ripresa della vita normale e non lasciò l’ufficio se non un anno dopo l’Armistizio; dopo le elezioni politiche che segnarono una vittoria dei partiti avversi. Il Conte Grimani, anche durante il tempo in cui fu Sindaco, non ristette dal dedicare le Sue cure al Comitato Generale di Beneficenza, che provvedeva a varie istituzioni benefiche della Città; ne tenne la presidenza. Fu pure a capo di vari altri uffici. Dal 1889 ininterrottamente sedeva al Consiglio Provinciale quale rappresentante del Mandamento di Mirano, e dalla fiducia dei Consiglieri per otto anni fu chiamato alla presidenza. A tale ufficio spontaneamente rinunciò due mesi prima di morire. Era assiduo ai lavori del Senato e faceva parte della ( Commissione Parlamentare d’inchiesta per le terre liberate, anzi ne era stato nominato Presidente. 11 Conte Grimani faceva parte anche del Consiglio di Direzione delle Assicurazioni Generali e del Consiglio di Amministrazione 'del Credito Italiano. Morì a Roma il 5 Dicembre 1921 e la sua morte fu 1111 vero lutto per Venezia, che salutò commossa la memoria di questo Suo figlio degnissimo. — 147