Qualche tiro lontano, i proiettori scrutano l’orizzonte e le vedette sono al loro posto in attesa. In direzione dell’Arsenale si ode a tratti rumoreggiare il motore di un velivolo, ma è ancora lontano; intanto le batterie costiere iniziano il fuoco e granate e shrapnels scoppiano nell’aria, con tiri d’interdizione. Il rumore di un secondo apparecchio si unisce al primo, coperto di tanto in tanto dal continuo cannoneggiamento, mentre i riflettori lanciano i loro raggi sopra l’Arsenale. Le mitragliatrici delle navi cominciano a martellare, e così i cannoncini antiaerei s’infiammano gettando shrapnels e piombo. Una potente esplosione scuote la terra e l’aria, seguita da una seconda più vicina e da una terza susseguente. Una donnetta che sta sulla porta di casa a curiosare, si rintana, prontamente, spaventata, esclamando : « Madona benedeta, i xe <¡ua proprio lori, i fa' sul serio anca ’sla volta ». La fucileria delle altane, coi suoi tiri laceranti, incrocia il fuoco con quello delle navi e l’uragano s’addensa sempre più. Intanto migliaia di detriti cadenti dallo spazio, fiammeggianti, s’infrangono qua e là, danneggiando tegole e mettendo in pericolo le persone poco accorte che se ne stanno all’aperto a curiosare. Qualche «gnoomm» prolungato seguito da fischi, rivela il suono caratteristico dei frammenti di granata che volano in ogni dove. Cosi anche i più cocciuti comprendono che è un eroismo da poco quello di esporsi senza scopo. 1 cacciatori, battaglieri per istinto, si accaniscono inutilmente a sparare con le loro doppiette e solo un ordine delle Autorità li fa desistere. Gli apparecchi nemici volano sopra S. Marco, e tutte le bocche da fuoco s’infiammano, mentre i raggi lanciati dai riflettori tengono gli apparecchi sotto il loro dominio e li seguono, precisando il tiro all’artiglieria. L’uragano è nella massima violenza. Un turbine di proiettili infuocati tempesta di avversari, i quali gettano quante bombe hanno, ma, accecati dai raggi dei riflettori, perdono la mira, colpendo a casaccio. Le bombe per la maggior parte cadono nei rii e nel bacino di S. Marco, esplodendo fragorosamente e innalzando colonne d’acqua, che ricadendo sconvolgono la laguna come fosse in tempesta, scuotendo vaporini e natanti all’ancoraggio. Gli sparvieri prendono quota e se ne vanno seguiti dal tuonare dei cannoni della difesa antiaerea e salutati dalle ultime scariche di fucileria e delle mitragliatrici. Un po’ di calma, un po’ di silenzio, poi la luce elettrica si riaccende, mentre la città riprende la sua vita. Le comari in calle commentano : « Me par che ste scatole de conserva, che i (li-xeva Valtro giorno, le sia co più s-cioco! ». Si cominciava a comprendere la necessità di essere più prudenti. Le bombe esplosive caddero nelle seguenti località : Una bomba — nel Canale dei Furlani a Castello — faceva crollare una facciata di casa. Una bomba — in Corte Coltrerà a Castello — rovinava il pavimento stradale, arrecando danni alle case adiacenti. Una bomba — in Via Garibaldi — sfondava 1111 tetto e danneggiava una casa. Una bomba — in Calle Zan a Castello — cadeva alla SVAN, rimanendo inesplosa. Altre bombe esplosero in Bacino di S. Marco, con grande frastuono e poco danno. Una bomba incendiaria colpiva il giardino della Commenda di Malta, a Castello. TERZA INCURSIONE AEREA NEL MATTINO DELL’8 GIUGNO 1915. Un velivolo nemico, con missione di colpire Venezia e V hangar di Cam palio, lancia dieci bombe, sfogando le sue ire anche su S. Marco — L'incursione ha inizio alle ore 4.15. I Veneziani, che s’aspettavano i velivoli nemici sopra la città tutte le notti, poterono, dormendo come si dice, con un occhio solo, riposare almeno un po di giorno; ma Venezia non doveva rimanere a lungo indisturbata. E i poco graditi ospiti arrivano quando meno ci si pensa. La voce della sirena d’allarme, risuona lamentosamente, come lúgubremente fanno eco le altre consorelle, e i soliti colpi di cannone ad intervalli. Sono bombardatori nemici, od è un falso allar- rne? Si distingue il rombo di un velivolo che si avvicina. La difesa antiaerea inizia il fuoco che si ripercuote furiosamente. Nel frattempo i cittadini Veneziani si pongono al riparo, qualche rifugio è già pronto e chi si sente poco sicuro nella propria abitazione, ne approfitta. Le scie luminose, abbaglianti dei riflettori della difesa scrutano il cielo, ma la luna ostacola le ricerche, il fumo bianco delle polveri esplose fa da cortina nello spazio e l’apparecchio, sorvolando a grande altezza, è invisibile. La bufera si scatena con l’incrociarsi dei tiri di artiglieria e lo scoppio di shrapnels e granate, unitamente alla fucileria che scarica piombo infuo- 62 —