L’aviatore, addestrato alla lotta aerea, cerca di ¡-Indire ai colpi non attraversando precipitosamente la zona battuta, ma cambiando quota e direzione a sbalzi, cercando in tal modo d’ingannare nei suoi calcoli il nemico sottostante. Nel succedersi degli attacchi contro Venezia, gli aviatori austro-tedeschi dovevano accorgersi delle novità introdotte nella difesa che, fra ogni l%>ro partenza e ogni loro ritorno, aumentava d’ordine e di precisione; difatti dopo l’incursione del 18 Novembre 1915, non osarono più avventurarsi di pieno giorno sopra la città. La difesa aerea dai tetti era coadiuvata dalle artiglierie antiaeree delle navi e da quelle del litorale e delle isole che andarono sempre più aumentando di numero, e i cannoni di vecchio tipo vennero rimpiazzati con nuove bocche da fuoco assai più perfezionate e ili grande efficienza bellica. La difesa antiaerea di Venezia prese maggior sviluppo e si perfezionò nell’epoca nella quale Sua Ecc. il Vice Ammiraglio Paolo Thaon di Revel tenne il Comando della Piazza Marittima e precisamente nel 1916. Potenti riflettori sia a terra che sulle navi cooperavano all'opera della difesa antiaerea, cercando coi loro fasci luminosi di scoprire il nemico alato e seguirne la rotta. Nel 1916 si costruirono dei palloni sferici che s’innalzavano trattenuti da sottili cavi d’acciaio a- zionati a mezzo di argani, piazzati su galleggianti di ferro completamente chiusi e di forma rettangolare, Compagnie di aereostieri erano adibite alle manovre per l’innalzamento e abbassamento di questi palloni appostati in laguna attorno alla città. Al primo segnale d’allarme, venivano innal za ti, chiudendo lo spazio aereo sovrastante Venezia in un gran cerchio per proteggerla da incursioni di aerei nemici. Più tardi si provò a collegare i palloni fra loro per mezzo di fili di ferro, creando cosi una rete aerea attorno alla città; ma dopo qualche tempo i palloni sferici non si videro più e questo sistema difensivo contro gli attacchi aerei venne abbandonato. La pratica della guerra fece constatare che le difese migliori erano le artiglierie, le mitragliatrici e i velivoli da caccia nostri ed alleati. I galleggianti vennero tolti, ma subito dopo Caporetto, furono di grande utilità, perchè la Direzione dell’Arsenale di Venezia li adattò per il piazzamento di cannoni da 75 e da 76.17, creando in tal modo delle batterie natanti, le quali, divise a gruppi, presero i nomi di Ranide, Faini e Raganelle. Avendo questi galleggianti poco pescaggio, si adattarono benissimo per manovrare in laguna e fra gli acquitrini del Basso Piave. Vennero incor-