Nel silenzio della notte tutti riposano e la città è illuminata dall’astro lunare, nella calma dei suoi canali, delle sue calli, debolmente illuminati da luci azzurre, che a mala pena rischiarano un piccolo tratto. In quella bella notte di Giugno, la popolazione veneziana si godeva il fresco; ben pochi erano andati a letto, i più vegliavano con le tende abbassate alle finestre per evitare che la luce filtrasse all’esterno. Ed ecco la luce vien tolta; un acuto sibilo, poderoso, possente, squarcia l’aria, seguito da altri più monotoni, più lamentosi, e i colpi di cannone ad intervalli danno il segnale che il nemico è in vista. Rumori sinistri, indistinti verso il mare: è il ronzìo dei motori che si avvicina sempre più e un lontano cannoneggiare verso la costa indica la presenza degli aerei nemici. « I xe proprio lori anca sta volta; gera tanto che no i vegniva! ». La difesa antiaerea di Lido fa tuonare le sue batterie, mentre "li aerei nemici volano sopra il litorale di San Nicolò, dirigendosi verso Alberoni, tenendosi a grande altezza. Il tuonare delle artiglierie si fa sempre più debole fino a che cessa e i due velivoli nemici prendono rotta verso il mare. 11 silenzio riprende e il tempo passa, ma il segnale di cessato pericolo non si sente ancóra; è una tormentosa attesa che fa battere violentemente i cuori e tiene sospesi gli animi. 11 rombare lontano di artiglierie verso Punta Sabbioni si avvicina sempre più; sono le batterie di S. Andrea che hanno iniziato il fuoco. La battaglia contro gli aerei nemici, diretti \erso l’Arsenale, incomincia accanita, violenta. I cannoni delle navi e quelli della batterie di San Nicolò s’infiammano eruttando shrapnels e granate: le mitragliatrici incessantemente scoppiettano e le scariche di fucileria si succedono alle scariche. Uno scoppio fragoroso, un boato formidabile che scuote il suolo e i vetri delle case: è una bomba di grosso calibro, ad alto esplosivo, che cade. L’uragano di ferro e di fuoco s’addensa, altri boati si succedono, accompagnati da bagliori sanguigni e da colonne di fumo nerastro che il vento porta verso S. Giorgio e la Laguna. Lo spazio aereo è solcato da shrapnels e granate che scoppiano, proiettando schegge di ferro e piombo infuocato, che percorrono il cielo in tutti i sensi, incrociandosi col piombo eruttato da mitragliatrici e fucili. I due velivoli nemici attraversano la città, cannoneggiati, inseguiti dagli scoppi dei proiettili e dalla mitraglia e mentre si dileguano, la sparatoria si allontana, si calma, cessa. II silenzio sopraggiunge e così la mezzanotte. I due Mori di S. Marco, dall’alto della torre, sentinelle impassibili del tempo, alzano e abbassano la mazza battendo dodici colpi sulla campana dell’orologio. E quei dodici rintocchi, lenti, solenni, maestosi nella notte, si espandono per l’aria ripercossi dall'eco, rimandati dalle cupole di San Marco e dalle vòlte del Palazzo Ducale, si espandono con dolce melodia, percorrendo la Piazza San Marco, la Piazzetta, la città, la laguna; è il segnale della giornata che muore e della nuova che nasce. I difensori di Venezia vigilano sempre pronti alla lotta, perchè altri due velivoli nemici, in rotta verso la città, sono segnalati. Gli sparvieri alati giungono sopra Venezia, accolti da un fuoco infernale, gettano qualche bomba che scoppia con grande fracasso; si dirigono poi sulla stazione ferroviaria, scagliando altro esplosivo. Finalmente se ne vanno, ripassando sopra la laguna, molestati dai tiri della difesa, fra gli scoppi e la mitraglia. 11 cannoneggiare si fa sempre più lontano e il silenzio riprende più assoluto. La luce vien ridata e le sirene danno il segnale che l’incursione è finita. Gruppi di curiosi si recano in pellegrinaggio nei luoghi colpiti, ove si commenta, e si vede la differenza dalle bombe cadute nelle prime incursioni del 1915. Le località colpite da bombe esplosive sono le seguenti : Due bombe — Rio della Tana, Castello. — Una cadeva sul cornicione di un fabbricato del-l’Arsenale, ruzzolando ed esplodendo nel Rio, producendo la rottura dei vetri alla Scuola Gaspare Gozzi e fabbricati vicini; l’altra esplodeva sopra una custodia metallica di tubi di rame, e frantumava altre vetrate della suddetta Scuola. Lina bomba — Corte Coltrerà, Castello — e-splodeva sul pavimento stradale scavando una grande fossa, maciullando i macigni che vennero proiettati all’ingiro, producendo danni ai fabbricati vicini e rottura di vetri. Una bomba — Fondamenta Tana, Castello — cadeva sopra una casa di abitazione, demolendo in parte il fabbricato. Una bomba — Fondamenta Tana, Castello — cadeva sopra un casa di abitazione perforandola, rimanendo inesplosa al piano terra. Una bomba — Via Garibaldi, Castello — perforava una casa di abitazione di due piani, rimanendo inesplosa al piano terra. Una bomba — Cimitero Comunale — cadeva ■vicino a una Cappella rimanendo inesplosa. Una bomba — Fondamenta Scalzi, Cannaregio — cadeva nell’orto dei Padri Carmelitani Scalzi scavando una buca di dodici metri di diametro e quasi due di profondità, abbattendo quindici metri di muro alto sei metri avente uno spessore di 0.40 verso Calle Priuli e metri 25 di muro verso Rio della Crea. Una bomba — Rio della Crea, Cannaregio — esplodeva nel canale senza danni. Una bomba — Campiello della Crea — cadeva sopra lo Stabilimento per la ammarinatura delle anguille, rimanendo inesplosa. Altre bombe di grosso calibro caddero nel bacino dell’Arsenale, esplodendo nell’acqua senza danni. — 92