sua ardente e commossa parola incitava gli animi alla riscossa. Attraverso la pagine del giornale, la cittadinanza veneziana veniva preparata al grandioso e-vento, mentre l’opportunità dell’intervento andava ormai conquistando ogni giorno più la coscienza della popolazione di Venezia e di tutta la Regione in cui il Gazzettino era largamente diffuso. Allo scoppiare delle ostilità tra l’Italia e l’Austria, il giornale volse la sua opera per l’assistenza delle famiglie dei richiamati e dei figli di coloro che ormai combattevano valorosamente sul fronte a terra e sul mare. Ma per Gianpietro Talamini non era sufficiente l’aver fatto del suo giornale la bandiera dell’in-terventismo, nè il vedere i suoi figli partiti o in procinto di partire per le trincee, nè, infine, l’avere settant’anni, per esimersi di prendere egli stesso parte attiva alla guerra e combatterla. All’insaputa dei famigliari e degli amici, se ne partiva a cavallo per il natio Cadore ove si presentava, per arruolarsi quale semplice soldato, nel Battaglione Alpini colà formatosi. Poscia, per vivere accanto ai soldati e per assistere da vicino l’epica lotta contro gli austriaci, assumeva personalmente l’incarico di un giro di propaganda e di corrispondenza di guerra che egli assolveva brillante-mente con spirito giovanile e con alto senso patriottico. All’atto della sua partenza da Venezia, a compilare il giornale, rimasero: il Redattore Capo, Lodovico Sartorelli, e i Redattori Umberto Bognolo, Fausto Girotto, Vezio Monticelli, Efisio Norfo, Silvio Pagni, Marco Da Ponte, Pietro Ermanno Serena, Gianbattista Scarpa, Silvio Stringari e Guido Zuffellato. Ritornato alla direzione del suo giornale, Gianpietro Talamini si trovò pressoché solo; ben pochi dei suoi compagni di lavoro erano rimasti, e ciò nonostante continuò gagliardamente la nobile battaglia per la resistenza interna, coadiuvando ed interpretando ogni buona iniziativa del Comitato di Assistenza a favore delle famiglie dei richiamati e a vantaggio di questi nei brevi giorni che era loro consentito di trascorrere in famiglia. Per rendere poi più lieta la breve licenza che i soldati godevano nella loro città, il Gazzettino distribuiva sussidi in denaro, che aumentavano specialmente quando si trattava di licenza di convalescenza. Attorno al giornale erano perciò aumentate le simpatie, non solo della cittadinanza, ma pur quelle delle personalità militari e politiche che per ragioni del loro alto ufficio dovevano in quell’epoca soffermarsi a Venezia. Gabriele D’Annunzio fu un assiduo visitatore del Gazzettino. Egli si recava spesso presso il giornale accolto dal Direttore per leggere i bollettini di guerra e le notizie del fronte francese, e di queste sue visite Egli ha dato nella « Leda senza cigno » una mirabile descrizione. Anche Nazario Sauro fra una e l’altra delle € r Fondatore e Direttore del «Gazzettino» sue gloriose imprese continuò a frequentare il giornale, ed un altro martire, Cesare Battisti, fece la sua apparizione nelle sale del Gazzettino in un breve periodo in cui venne a Venezia per la stampa delle carte del suo Trentino, che si stava compiendo all’istituto Veneto di Arti Grafiche, e lasciata poi Venezia scrisse più volte a Gianpietro Talamini, annunciando, nell’ultima sua lettera, la partenza per quell’azione che doveva condurlo alla gloria del martirio. Durante e dopo la battaglia di Caporetto, mentre parte del Veneto veniva occupata dal nemico, Gianpietro Talamini fece col suo giornale attivissima opera di propaganda per la sublime ed eroica resistenza civica veneziana, incitando i cittadini alla perseveranza, al sacrificio e alla fede nel nostro E-sercito e nella nostra Marina da guerra, per la lotta ad oltranza; specialmente ricordando che Venezia non doveva venir meno alle gloriose tradizioni di quel popolo che nel 1849 aveva resistito fieramente all’Austriaco. Sostenitore di quelle idee per cui lottava l’Am-miraglio Revel, di tenere Venezia ad ogni costo, a Gianpietro Talamini in parte si deve se la città non fu ufficialmente abbandonata dai civili, e fieramente insorse, minacciando una campagna giornalistica, allorquando venne formulata la deliberazione di abbandonare V enezia. L’opera di persuasione e di convincimento svolta dal Gazzettino, fu compito arduo e laborioso, ma finalmente ottenne l’effetto voluto. L’esodo — 159 —