PRIMA INCURSIONE AEREA MATTINO DEL 24 MAGGIO 1915 Venezia riceve il battesimo delle bombe — Due a-reoplani austro-tedeschi bombardano la città gettando 15 bombe che feriscono quattro ¡tersone. L’incursione ha inizio alle ore 4.10. Albeggiava : e se l’Onnipotente Iddio in quell’aurora concedeva la calma alla natura, invece nel cuore degli uomini era sospesa la tempesta, per un nuovo fatto, per una nuova èra, quella che doveva redimere molti Italiani ancora soggetti all’Austria. La tranquilla mattinata di maggio veniva turbata da un rombare sinistro assai diverso da quello prodotto «lai nostri idrovolanti, perchè più cupo, come di una macchina a vapore a tutta pressione. Quella notte non tutti dormivano il sonno beato, la tensione generale nervosa faceva sì che per un nonnulla parte della popolazione, presaga del domani, fosse all’erta; difatti, al primo rombare, la curiosità spingeva il popolo fuori delle a-hitazioui. Ero al ponte dell’Accademia con molti altri, e, a dire il vero, gli apparecchi si distinguevano molto bene. « No vede che i xe tedeschi? ». Uno rispondeva : « Ma va là macaron, no ti gà oci, no ti vedi che i fa le prove, i xe dei nostri ». I dialoghi non si prolungarono di più, il primo getto di bombe fece comprendere che le prove passavano il limite, e quasi subito il sibilo delle sirene e i colpi di cannone ad intervalli, segnarono 1 allarme. Era l’inizio del Martirio. AU’allarme seguì un fuoco intenso da ogni punto militare di osservazione contro i due areo-plani tedeschi, incrociatiti sulla città, dove avevano iniziato una pretesa opera di distruzione e di strage. Rapidamente tutta Venezia fu in piedi, si a-prirono le finestre, si affollarono le altane, molti uscirono semi-vestiti sulla via; era 1111 reciproco chiedersi se si trattasse di areoplani italiani o stranieri. di un esperimento per vedere se tutti i posti di osservazione vigilassero, oppure di un vero attacco fatto da aerei nemici. I due apparecchi (anche se le cronache dicono che erano a un’altezza assai rilevante) si distinguevano nettamente; provenivano dal Malcanton, poi furono visti deviare verso la stazione, quindi ritornare sulla città, qualche volta abbassandosi e qualche volta innalzandosi, quando il fuoco intenso sia di artiglieria che di mitragliatrici era più diretto contro di loro, fuoco incrociato da ogni parte, ma non troppo efficace. Lo scoppiettio delle mitragliatrici e il fragore degli shrapnels era di quando in quando interrotto dal fragore delle bombe che scoppiavano. E impossibile precisare il numero di bombe lanciate dagli aereoplani che erano soltanto due, sebbene molti asserissero di averne visto un terzo; furono lanciate circa quindici bombe alcune delle quali caddero in acqua. Una bomba cadde verso le quattro sul tetto della casa della famiglia Pagani, in Fondamenta Tagliapietra 3250, presso Cà Foscari. Precipitata sid tetto scheggiò alcune tegole, rimbalzando fortunatamente in un cortiletto interno, dove esplose spaventando tutto il vicinato, facendo una buca profonda, scrostando intonachi e mandando in frantumi molti vetri delle finestre delle case adiacenti. Presumibilmente diretta al Gazometro, una bomba cadde verso Santa Marta, poco lungi dalle case dei ferrovieri, in un prato dove limitò la sua opera scavando una profonda buca. LTna bomba incendiaria cadde in calle delle Locande, quasi di fronte all’unica porta di quella corte al numero anagrafico 4331. La bomba si incendiò subito e sprigionò 1111 denso fumo con odore nauseabondo di petrolio. Gli abitanti delle case vicine si affacciarono spaventati alle finestre, ma dovettero tosto ritirarsi perchè il fumo invadeva le abitazioni. L’opera di spegnimento dell’incendio fu iniziata dagli stessi abitanti e poi completata dai vigili al fuoco che si portarono subito sul posto. Pure verso le quattro una bomba esplose dietro la Tana, a Castello, svellendo parte del selciato e affondando due imbarcazioni. Verso le ore cinque un altro apparecchio sorvolò sopra l’Arsenale, gettando qualche bomba, ma fu accolto da un nutrito fuoco di fucileria e mitragliatrici che lo costrinsero a prendere la via del ritorno. Gli areoplani nemici, oltre le bombe, gettarono anche delle freccie; fortunatamente non produssero danni. Esse erano lunghe circa 15 centimetri, e ai due Iati recavano scritte in lingua francese: « Invention française application allemande ». Si calcola che in Arsenale ne siano cadute circa un migliaio. Delle bombe gettate dal primo apparecchio, una cadde nel giardino del Casino Moro-Rocchi al Malcanton. Una bomba cadde in canale di fronte a San Biagio scoppiando con forte detonazione senza recar danni. Un’altra bomba cadde in accpia al Malcanton, quasi di fronte alla Questura eli Dorsoduro, richia- — 60