La bufera ¡tassa da un [»unto all’altro della città e le ultime bombe cadono verso Castello con sinistri boati. Gli sparvieri nemici cannoneggiati, mitragliati dall’incessante fuoco della difesa, se ne vanno dalla parte opposta a quella da cui son venuti, dirigendosi verso Treporti, ove gettano qualche altra bomba, e verso il litorale di Chioggia. I colpi di cannone si allontanano, si affievoliscono, cessano. Qualche istante di silenzio, poi le sirene danno il segnale di cessato pericolo. Le luci azzurre ricompaiono, le strade si popolano, il pellegrinaggio nei luoghi colpiti incomincia. Un risuonare di [»assi affrettati per le vie; sono moltitudini calme, oscure, ordinate, curiose, brulicanti nelle calli e sui ponti; tutti vogliono sapere, tutti vogliono vedere. S’incamminano verso la ferrovia e la Chiesa degli Scalzi, facendo ressa al ponte della stazione, a stento trattenuti da soldati e da agenti dell’ordine. L’esecrazione per la devastazione della bella Chiesa, tanto amata dai Veneziani, è generale, e il cuore più duro si commuove. I nuovi venuti prendono il posto degli altri che se ne vanno in mesto pellegrinaggio verso altre località colpite; e così spunta l’alba nella città movimentata come in pieno giorno. Una bomba incendiaria cadeva fra i binari della stazione ferroviaria senza danni. Una bomba incendiaria in Calle Priuli a Cannaregio sfondava il tetto delle Arti Grafiche provocando un piccolo incendio. Una bomba cadeva in acqua di fronte a Santa Chiara affondando una peata. Una bomba incendiaria cadeva sul tetto della ex chiesa S. Leonardo sfondandolo e provocando un piccolo incendio. Una bomba incendiaria cadeva in Campo San Polo, senza danni. Una bomba incendiaria sfondava il tetto di lina casa d’abitazione in Corte dell’Orso a S. Marco, producendo un piccolo incendio. Una bomba incendiaria cadeva in Piazzetta S. Marco di fronte al Caffè Chioggia. Una bomba incendiaria sfondava e incendiava il tetto di una casa d’abitazione in Calle degli Spec-cliieri a S. Marco, producendo un piccolo incendio. Altre bombe caddero in acqua e nel bacino di San Marco con gran fracasso e poco danno, sommergendo qualche natante. DECIMA INCURSIONE AEREA NEL MATTINO DEL 25 OTTOBRE 1915. Quattro velivoli gettano 25 bombe su Venezia. L’incursione ha inizio alle ore 8.35. Erano trascorse poche ore dalla devastazione compiuta dagli aerei nemici nella Chiesa degli Scalzi, e il pellegrinaggio dei Veneziani nei luoghi colpiti continuava ancora, quando un ululato erompe nell’aria. È il grido inatteso della sirena dell’Arsenale, seguito dalle altre che rispondono dai vari lati della città; è un coro di clamori lugubri e lamentosi. Un colpo di cannone, altri ancora ad intervalli, poi il silenzio profondo, assoluto. I Veneziani presi così all’improvviso, non sanno dove rifugiarsi. Parte si ricoverano nei rifugi più prossimi e altri si affrettano a ritornare verso le loro abitazioni. Un clamore di voci, di richiami da ogni parte, un rinchiudersi di porte e finestre, qualche strillo di bimbo, mentre le mamme tenendo stretti i loro piccoli al seno, invocando la Madonna corrono a rifugiarsi al sicuro. Le prime sparatorie incominciano lontane, verso il litorale di Lido, poi qualche sinistro rombare di motore che si avvicina, si avvicina sempre più. Le batterie antiaeree di San Nicolò di Lido iniziano il fuoco, seguito da quello dei Cacciatorpediniere e ai posti di vedetta tutti sono all’erta. Gli aerei nemici, accolti da un fuoco incrociato di artiglieria, devono mantenersi ad alta quota, tanto da essere appena visibili. Gli sparvieri sono sopra l’Arsenale a grande altezza; le prime bombe scoppiano fragorosamente e i boati si susseguono ai boati. In parte esse scoppiano nell’acqua con gran rumore e pochi danni; intanto la difesa controbatte il nemico energicamente. La battaglia è accanita, la terra sussulta per le detonazioni e i boati, e ogni cosa vibra; l’atmosfera è pregna di vapori nerastri, che tolgono in parte la visibilità ai nemici. Verso Sant’Andrea e San Nicolò di Lido si odono rombi di possenti motori; sono gli apparecchi della Marina Italiana e dei Francesi che prendono quota per fugare gli aerei nemici. Qualche bomba scoppia a Castello, ma il fuoco infernale della difesa non dà requie agli assalitori che stimano più prudente il ritorno. Inseguiti dai velivoli della Marina e degli Alleati, cannoneggiati, mitragliati, avvolti in spire di fuoco e di piombo, iniziano la corsa verso la base donde son venuti, scagliando le ultime bombe a S. Nicolò di Lido, a Treporti e contro un pontone ancorato in mare, con gran frastuono e poco danno, perchè, gettate precipitosamente, in parte scoppiano nell’acqua.