altrove servendosi delle ferrovie e delle linee navigabili interne. Venne all’uopo istituito a Venezia un apposito Ufficio Sgombro retto dal Contrammiraglio Mar-zolo Comandante in 2.a del Dipartimento, con incarico di prendere ogni disposizione necessaria per mettere al sicuro tutto il materiale di dotazione della Piazza e dellArsenale e per far partire la popolazione civile superflua e non prettamente indispensabile ai bisogni della difesa di Venezia. Gran parte della popolazione civile di Venezia e paesi limitrofi al Piave, con le masserizie più necessarie, venne convogliata fuori di Venezia per mezzo della linea Fusina-Padova e della linea Chioggia-Adria-Rovigo e distribuita in molte città dell'Alta Italia ed anche dell’Italia Centrale e Meridionale. Per tutta l’Italia, Associazioni, Municipi e privati, andarono a gara per raccogliere questi profughi doloranti dando in quella triste circostanza una splendida prova di solidarietà nazionale. Di pari passo con lo sgombero della popolazione civile, procedeva alacremente anche quello ilei materiali superflui dell’Arsenale e della Piazza, che venivano trasportati per canali interni, riuniti lungo il Po nei [»ressi di Donada, dove si procedeva a costituire magazzini e piccole officine. A Ferrara venne istituito il Comando Militare Marittimo al Sud del Brenta col compito di organizzare la difesa e tutto il movimento nelle retrovie. Carta valuta preparata dall’Austria per l’invasione PRIME OPERAZIONI NAVALI ED AEREE PER DIFENDERE VENEZIA Il provvedimento che nei riguardi della salvezza di Venezia dimostrò sùbito la sua enorme efficacia, fu la costituzione della Brigata Marina — al Comando del Contrammiraglio Molà — composta da Battaglioni di marinai, costituiti poi in Reggimento, e da tutte le artiglierie natanti dislocate nella Laguna sino al Piave. Qui ci basti ricordare che per la salvezza di V enezia, nell’Ottobre, Novembre e Dicembre 1917, di pari passo con i provvedimenti di carattere prettamente territoriale e con gli apprestamenti bellici difensivi della laguna, la Marina diede ancora o-pera fattiva sul mare e nell’aria, sia per impedire le incursioni nemiche, sia per eseguire bombardamenti sulle prime linee avversarie. L’aviazione marittima fu particolarmente attiva e rilevò l’ardimento degli aviatori, l’efficacia del loro concorso e il generoso sacrificio che molti di essi fecero della loro vita in difesa di Venezia. Così i sommergibili furono intensamente impiegati in agguati sulla costa avversaria, malgrado l’imperversare del cattivo tempo ed il crescente pericolo a cui essi andavano incontro per le mine alla deriva. Anche le torpediniere costiere, tormentate dalle avversità degli elementi, furono sempre in moto a seminare sbarramenti, ad esplorare, a sostenere incursioni aeree. Le Squadriglie CC. TT. «Orsini», «Animoso» e «Carabiniere», che erano passate alla diretta dipendenza del Comando della Divisione Alto Adriatico, eseguirono in un primo tempo delle crociere sia per la protezione ai monitors «Cappellini» e «Faà di Bruno» incagliati davanti a Caorle, sia per l’esplorazione avanzata sulle coste istriane. Dopo vennero impiegate per battere dal mare gli obbiettivi terrestri, specialmente ai primi di Novembre, non appena la fronte venne stabilita sul Piave bombardando d’infilata le linee nemiche terrestri, che tentavano di fare altrettanto contro le nostre linee. Anche gli esploratori «Aquila» e «Sparviero» ebbero occasione di intervenire di quando in «piando, sia per controbattere incursioni di siluranti nemiche, sia per bombardare dal mare obbiettivi terrestri. Così le navi «Filiberto» e «Saint Bon» ebbero — 187 —