GRECIA nemmeno 2000, avendone Kemal Pascià voluto il rimpatrio. Una così radicale soluzione di un problema di minoranze nazionali potrà a qualcuno sembrare barbara e spietata, ma oggi che la soluzione è applicata non è possibile non riconoscerne i vantaggi pratici. Per la vita politica interna della Grecia le ri-percussioni sono state sensibilissime, anche perchè quando si trattò di distribuire nelle varie regioni i rimpatrianti, il Plastiras, allora alla testa del Governo, si preoccupò, più che della colonizzazione economica, di rinforzare il partito repubblicano, e quindi il venizelismo, mandando i profughi soprattutto nei centri nei quali il venizelismo era debole. Già nelle elezioni del novembre del ’26, sui 6 venizelisti eletti ad Atene 4 erano dei profughi. Per forza di cose, individui strappati alla terra che consideravano una seconda patria e trapiantati con la violenza in un ambiente per essi nuovo, e con nuove condizioni di vita, dovevano avere l’animo esacerbato, e il venizelismo sfruttò questo malcontento facendo credere ai profughi non solo che la Monarchia fosse stata responsabile delle loro sventure, quanto che la Repubblica si sarebbe adoperata per risarcirli dei danni morali e materiali. Quando perciò Venizelos, nel gennaio del 1924, rientrò ad Atene dal volontario esilio, per riassumere la presidenza del Consiglio, i suoi seguaci si trovavano in una situazione molto 185