112 COMMEMORI ALI, LIBRO XXX. coltà, essendo*si già allora la corte del sultano trasferita ad Adrianopoli; spera di ottenere in seguito altri firmani di speciali concessioni. Pensò di mandare nella detta città il dragoman grande Giacomo Tarsia per tali negoziazioni, ma non potè farlo subito essendo questi caduto malato ; nel partire lo munì di commendatizie (v. u. 110, 108, 109, 112) delle quali ebbe le risposte (v. n. 107, 110, 111, 113). Prima cura dell’inviato fu di avere la rinnovazione dei due segni imperiali, uno di sulta n Mehemet padre, 1’ altro di Osman proavo dei regnanti, e l’ebbe del primo (v. n. 117), però il reiseffendi ne volle mutato il proemio come può rilevarsi dal n. 83, cosa che spiacque allo scrivente. Il quale fa notare anche altre differenze nel testo del nuovo firmano coi vecchi, derivanti da non perfetta interpretazione, cosa che può mettere in posizioni imbarazzanti i diplomatici ; quindi fece fare altra versione del firmano stesso (v. n. 118), e anche qui rilevò delle differenze per le quali redarguì il Tarsia, che si giustificò facendo confrontare il n. 117 coll’84. Maggiori difficoltà incontrò il dragomanno per la rinnovazione del n. 80, a cui la Porta non voleva aderire ; onde col segretario Maurocordato fu compilato un memoriale contenente le condizioni (v. n. 99), alle quali si avrebbe potuto aggiungere 1’ articolo n. 124. Ma il Soranzo credette di non dover accettare, e ne dice le ragioni, e mandò al Tarsia i n. 81 e 82, con commenti, per istruzione. Scrisse poi in proposito al gran visir (v. n. 120) e n’ ebbe la risposta n. 122 accompagnata dal n. 123. Continua esponendo le successive difficoltà di conclusione e la condotta subdola dei ministri turchi per eludere le sue premure, che fa apparire derivata dalle richieste della Francia a favore dei frati e dei luoghi di Terrasanta e oppugnate dal muftì e dai greci protetti dalla Russia. In seguito poi, in attesa del bailo, scrisse la lettera n. 126 che, come i nuovi uffici del Tarsia, ebbe esito negativo (v. n. 127 e 128). Parla poi dei documenti delle capitolazioni ottenuti e delle loro copie da trasmettersi a Venezia, in Dalmazia e in Morea ; delle pretese degli ufficiali della Porta per compenso e dei doni fatti al reis effendi e al suo scrivano. Data dalle « Vigne di Pera ». — Traduzione della cifra in Dispacci Costantinopoli,, filza 166. 134. (133) — 1702, Settembre ultimi giorni. — c. 311 (115). — Versione in italiano di ordine del sultano al capitan pascià e al cadì di Scio. Ad istanza dell’ambasciatore Soranzo, ricordato il pattuito nelle capitolazioni in argomento di corsari che catturassero o depredassero veneziani, comanda che si eseguisca quanto quelle prescrivono circa il veneziano Giovanni Mareschi che imbarcatosi in Tenedo su legno di certo « Harnaut Suleiman reis » e diretto a Napoli, fu, presso Capo d’ oro, assalito da un corsaro tripolino, fatto schiavo e il legno condotto a Scio per esservi venduto col carico imbarcatovi. Dato in Adrianopoli. — Tradotto da G. B. Navon. — Inserto in lettera dell’ ambasciatore Soranzo del 15 ottobre, n. 72. — Dispacci Costantinopoli, filza 167.