DOGE ; GIOVANNI II CORNER. 113 133.(135) — 1702, Settembre ultimi giorni. — 315(119). — Versione di ordine del sultano al cadi di Smirne. In seguito a reclami dell’ ambasciatore Soranzo, comanda che, a norma delle capitolazioni, i doganieri di quella città non possano, oltre i dazi consueti, esigere alcunché sotto verun titolo dai negozianti veneziani che caricano e scaricano merci in quel porto. Dato in Adrianopoli. — Tradotto da Alvise Fortis. — Inserto in lettera del Soranzo del 29 dicembre, n. 80. — Dispacci Costantinopoli, filza 167. 136. (134) — 1702, Novembre 15 circa. — c. 313 (117). — Versione in italiano di ordine del sultano ad Omer « che per appannaggio gode il sangiac-cato di Lepanto ». Mehemet scrivano dell’ agà de’ giannizzeri di Lepanto, espone come giunta ivi una barca del cancelliere del provveditor di Patrasso con carico di olio di Cristo Jorghi figlio di Lambrino e Jani Isolano, veneti, i quali sedussero a fuggire due suoi schiavi russi con danaro tolto allo stesso Mehemet, e poi gli ammazzarono presso Gastuni ; come mediante lettera di Ismail pascià già governatore di Negroponte, il danneggiato ottenne dal comandante delle navi venete, allora a S. Maura; 70 zecchini ; chiese che per giustizia gli venga risarcito il danno equamente. Il sultano quindi ordina ad Omer che, a norma delle capitolazioni, veda di procurare dai rappresentanti veneti in Morea il dovuto risarcimento ; non ottenendolo, riferisca alla Porta. Tradotto da G. B. Navon. — Inserto in Ietterà dell’ ambasciatore Soranzo del 29 dicembre, n. 79. — Dispacci Costantinopoli, filza 167. 137. (140) — 1703, Gennaio primi giorni — c. 325 (129). — Versione in italiano di ordine del sultano al caimacan Jussuf pascià. Verifichi in via giudiziaria la cattura fatta da certo Marco, corsaro spagnuolo, nelle acque di Samo, di Achmet bey, figlio di Hussein, uno dei chalvazi del serraglio, con un suo legno caricato di succo di limone ed altro, nell’ isola di Istanchio e diretto a Costantinopoli, ove il detto capitano vendette metà del carico e poi colla nave se n’ andò a Napoli, mentre Acbmet potè fuggire. Ciò perchè 1’ ambasciatore di Venezia possa adoperarsi per ricuperare la detta preda (v. n. 139). Dato in Adrianopoli. — Copia autenticata da Abubecher cadi di Costantinopoli. — Tradotto da G. B. Navon. — Inserto come il n. 140. — Dispacci Costantinopoli, filza 167. 138. (139) — 1703, Gennaio 15 circa. — c. 323 (127). — Versione in italiano di ¡strumento in cui Muharem giudice dichiara che Abdullach reis, figlio di Hassan padrone di metà d’ un legno catturato presso Rodi da «nemici infedeli » confessò, presente Costantino, figlio di Jora, procuratore dei rappresentanti di Venezia, di avere ricevuto nel porto di Suda il legno stesso che gli fu consegnato da certo Giorgetto per ordine del provveditore straordinario di quel luogo in seguito a disposizione dell’ ambasciatore Soranzo. Fatto in Canea. — Testimoni : Chazi Mehemed, figlio di Chazi Chussein ; COMMEMORIALI, TOMO Vili. 15