DOGE: DOMENICO CONTARINI. . 31 56. (59). — 1670, Marzo, ultimi giorni. — c. 140 — Versione di ordine del sultano dei turchi a Ibraim pascià visir al Cairo. Annunziando la pace conclusa con Venezia, a richiesta di Alvise Molin, ingiunge che il nuovo console e i mercanti veneziani che andranno in quella città non sian molestati per debiti dei consoli anteriori o fatti da veneziani prima della guerra. Dato in Candia alla metà della luna di Dzoulcada l’anno 1081. 57. (60). — 1670, Marzo, ultimi giorni. — c. 141. — Versione di ordine come al n. 54, al pascià visir e al cadi di Aleppo. Richiama in vigori a favore del nuovo console e dei mercanti veneziani che andranno in quella città, il trattamento usato verso i medesimi prima della guerra, senza recar loro alcuna molestia. Dato come il n. 54. 58. (61). — 1670, Marzo, ultimi giorni. — c. 142..— Versione d’ordine simile al n. 57, diretto al pascià visir del Cairo. Dato in Candia come il precedente. 59. (52). — 1670, Maggio... — c. 128. — Versione in volgare di firmano di Maometto (IV) imperatore dei turchi, in cui si espone : venuto a Costantinopoli Alvise Molin cav. ambasciatore straordinario di Venezia, chiese che si finisse la guerra e si rinnovassero trattati di pace; il sultano lo mandò al proprio campo (sotto Candia) per le trattative, ma queste rimasero arenate e il Molin restò in Canea. Resasi poi Candia (difesa da Francesco Morosini) al gran visir (v. n. 51), la Signoria mandò al predetto ambasciatore nuove credenziali per la conclusione definitiva della pace fra i due potentati, onde rinnovatesi le trattative fra quello e il gran visir, pattuirono e il sultano approvò: è ratificata la convenzione n. 54; si ripete il numero 55 comprendendo fra le isole rimanenti a Venezia anche le Palanche. Venezia conserverà quanto possiede ora ai confini della Bosnia e di Clissa; dopo quattro mesi dal presente, commissari delle parti fisseranno i confini fra gli stati veneti e la Bosnia. Si pattuiscono le norme per la resti-tuizione degli schiavi da ambe le parti, Venezia manderà i turchi a Zante, la Turchia i veneziani a Castel Tórnese. È concessa amnistia generale ai sudditi d’ambe le parti per quanto commisero durante la guerra. Venezia continuerà a pagare il tributo per Zante, escluso il tempo della guerra. Si rimettono in vigore gli articoli dell’ ultimo trattato avanti la guerra. Parga sui confini del sangiaccato di Giannina (già demolita dal sultano Solimano) resterà con tutto il suo territorio a Venezia, quegli abitanti non molesteranno i sudditi turchi, in caso diverso risarciranno i danni e saranno puniti. I danni dati da ufficiali e sudditi turchi a veneziani saranno risarciti e puniti i danneggianti. I navigli veneziani che vogliono entrare nei porti turchi (si nominano Costantinopoli, Galata, Alessandria d’Egitto, e fuori dello stretto di Gallipoli, Lepanto, Prevesa e Modone) dovranno prima chiederne licenza, salvo il caso di forza maggiore ; e così alla partenza dai detti porti; sarà punito chi, adempiuto da essi tal