DOGE CRISTOFORO MORO 149 Esso cede a Venezia la proprietà, senza giurisdizione, di terreni presso il Porto Cesenatico per farvi saline. Egli non potrà fare nè lasciar fare saline nei detti luoghi, ed autorizza Venezia ad impedirlo a chiunque vi si accingesse. Il Malatesta non farà nè permetterà si facciano sale nè saline nei suoi domimi, nè che vi transiti, e nemmeno pei paesi dei suoi raccomandati, sale destinato alla Romagna, a Rologna e agli stati del duca di Modena. Gli abitanti di Cesena e di Cervia e dei loro territori potranno, liberamente e senza pagar dazi od altro, andare e venire in quei paesi con bestie, merci ed altre cose. Venezia potrà mandare in Cervia e negli altri luoghi gli ufficiali che crederà per la custodia del sale e per impedire i contrabbandi ; essi ufficiali potranno portarvi le loro suppellettili ecc. senza pagar dazi, non saranno soggetti ad imposte, avran diritto di portar armi, e non dipenderanno dal Malatesta nè nel civile nè nel criminale. Il detto signore promette di far la effettiva consegna di quanto è oggetto di questa cessione quando piacerà a Venezia, e cede alla stessa tutti i magazzini del sale ora esistenti, e se questi non fossero bastanti a contenere tutta la produzione, promette di dare terreni adatti per edificarvene altri, come pure gratuitamente case convenienti per 1’ abitazione degli ufficiali, nonché di far approntare, verso equo compenso, i mezzi di trasporto pel sale secondo la possibilità dei suoi sudditi, Gli ufficiali giudiziari del Malatesta obbligheranno al pagamento con procedura sommaria i di lui sudditi debitori di Venezia per sale. Resteranno di pien diritto a quel signore tutti i beni stabili ecc. che ora possede in Cervia e distretto, con facoltà di disporne ad arbitrio, trattone il palazzo grande di detta città che dopo la di lui morte sarà della republica. Questa sborserà al Malatesta e successori 4000 ducati d’oro veneti l’anno, pagabili in rate semestrali dai provveditori al sale, dal 1 Marzo passato, sempre senza alcuna eccezione ; più 2000 sacelli di sale l’anno, da libre 860 di Cervia l’uno, da distribuirsi nei paesi del medesimo. Dopo la morte del Malatesta la republica farà pagare in perpetuo al vescovo di Cervia 150 ducati d’ oro l’anno. Essa darà 5000 sacchi di sale al comune di Bologna giusta contratto in atti di Cecchino Abbati not. di Cesena, nel qual contratto subentra Venezia (v. n. 68). Fatta che sarà la pace col papa, la republica accoglierà sotto la sua perpetua protezione il Malatesta e successori e i suoi raccomandati, contro chiunque non provocato li offendesse, trattone il papa. Essa farà il possibile perchè quel signore sia integralmente rimborsato de’ suoi crediti per sale in Romagna, cioè dai bolognesi, da A storre Manfredi, dai signori di Forlì ecc. ai quali non si darà sale se non previo il detto rimborso. Pena al contravventore ad alcuno di questi patti, 1000 ducati d’oro. Fatto in Venezia, nella camera dei savi del consiglio. — Testimoni : Giovanni dal Prato dott. in ambe, Pietro Dandolo, Nicolò da Pesaro, Francesco Morosini, Battista Priuli e Lodovico Trono, nobili, Nicolò Sagundino e Febo Cappella, segretari ducali. — Atti Clemente del fu Davide de’ Tedaldini not. imp. e segr. due. Seguono i nomi dei raccomandati del Malatesta : Carlo, conte Cocco, conti di Cusercole, tutti Malatesta ; i seguenti nobili cesenati ai quali il Malatesta aveva donato castella : Goffredo de Iselo, Mainardo di Montecastello, Gianfran-cesco de Civora, Taddeo de’ Lapi, Giovanni Galeotto (Malatesta ?), i Tiberti,