DOGE CRISTOFORO MORO 197 con più ardore vi si adoperò dopo la caduta di Costantinopoli in mano dei turchi, per salvare il più possibile dei tesori letterari e scientifici che vi erano custoditi, specialmente i più rari. Per assicurarne poi la conservazione, pensò che solo Venezia potesse offrir la guarentigia conveniente, e comodità agli studiosi, specialmente greci, di usarne, Venezia da lui scelta a seconda patria. Dice di aver donato perciò alla chiesa di S. Marco e a Venezia i libri raccolti, mandando colla presente i documenti n. 17, 19 e 20 (v. n. 22). Data ai Bagni di Viterbo. 1468, Giugno 4 — V. 1467, Settembre 16, n. 17. 22. — 1468, ind. I, Giugno 26. — c. 17 t.° — Istrumento in cui si dichiara che il cardinale Bessarione diede possesso effettivo ai procuratori di S. Marco di Venezia, rappresentati da Pietro Morosini oratore veneto in Roma, dei libri da lui donati coll’istrumento n. 19, di cui fu data lettura, come pure dei n. 17 e 20; del che esso oratore ringraziò vivamente il cardinale. Fatto in Roma nelle case del cardinale presso i SS. Apostoli. — Testimoni : Maffeo Vallaresso arcivescovo di Zara, Francesco Barozzi vesc. di Treviso, Bartolomeo Barbarigo vesc. di Scutari, Pietro Foscari protonotario apost., Antonio Natale nobile veneziano, Valerio da Viterbo dott. di med. ed Ottaviano de' Martini da Sessa dott. di leggi. — Atti Giovanni de Heesboem della diocesi di Cam-brai, not. imp. 23. — 1468, Dicembre 3. — e. 1. — Enrico di Guzman duca di Medina Sidonia, conte di Niebla, signore di Gibilterra e di San Bucar de Barrameda, richiamandosi a privilegi concessi ai veneziani da suo padre Giovanni per il libero accesso e commercio, con esenzione da dazi, sulle coste de suoi domini, dichiara che, per gli uffici di Bernardo Bembo oratore veneziano, confermò in perpetuo i detti privilegi, ordinando rigorosamente ai suoi uffiziali di osservarli. Prescrive ai detti uffiziali di non molestare in alcun modo i veneziani, riservando a se stesso il giudicare le loro querele ; di dare, coi sudditi da loro dipendenti, ogni possibile aiuto ai veneziani stessi e alle loro navi che naufragassero sulle coste dei detti domini. I sudditi del conte nominati dai veneziani ai loro consoli in S. Lucar godranno dei privilegi accordati ivi ai negozianti stranieri. Gli autori di piraterie a danno dei veneziani che venissero nei domini del duca, chiunque essi sieno, saranno presi e puniti (v. n. 144). Dato a Siviglia. — Munito del sigillo del duca e sottoscritto dal suo segretario Alfonso di Anduya. 1469, Febbraio 17. — V. 1478, Febbraio 12, n, 114. 1469, Marzo 1. — V. 1478, Febbraio 12, n. 114. 24. — 1470, Maggio 29. — c. 18. — Bolla piccola di papa Paolo II al doge e alla Signoria di Venezia. Ad istanza di questi, e seguendo l’esempio dei papi