DOGE FRANCESCO FOSCARI 47 127. — 1450, Marzo 7. — c. 57. — Convenzione stipulata (in volgare) da Tomaso Duodo e Iacopo Loredano, oratori, e da Andrea Dandolo provveditore per la Signoria di Venezia col conte Iacopo Piccinino di Aragona, rappresentato dal suo segretario Broccardo de’ conti dal Persico. Il conte starà per due anni, da oggi, e per uno di rispetto, ai servigi di Venezia con 1000 lancie e 500 fanti. Esso servirà fedelmente e contro chiunque, come gli sarà ordinato. Consegnerà alla Signoria tutte le città e luoghi che prendesse ai nemici in Lombardia o altrove. E cosi pure, senza riscatto, tutti i capitani, condottieri, provveditori, commissari, e i ribelli e banditi di Venezia che facesse prigioni; come auche, tutte le bombarde, mangani ed altre munizioni che acquistasse nelle terre e fortezze, saranno però sue le prese in campagna e quelle che furono in addietro sue e di suo fratello. Uscito dal servizio, non moverà per sei mesi le armi contro Venezia. Avrà 100.000 ducati d’ oro l’anno netti di provvigione, in rate mensili, con esenzione da mostre ed ordini di banca. Gli si daranno 40G00 ducati di prestanza da scontarsi rilasciando metà delle rate mensili. Se Venezia o alcun suo collegato acquisterà Piacenza, questa città col suo territorio, diocesi, diritti ecc. sarà consegnata liberamente al Piccinino colle condizioni alle quali r ebbe dal comune di Milano, e la república si costituirà di lui protettrice in quel dominio, e il conte le sarà raccomandato. Nello stesso modo saranno consegnati al conte tutti i luoghi che furono posseduti da esso, da Nicolò suo padre, da Francesco suo fratello, o che furono e sono di Rolando Pallavicino, quelli che si prendessero in Lunigiana, Fregarolo nel territorio di Alessandria, e i luoghi al di là dell’ Adda, e Borgosandonnino e Pandino ultimamente donatigli dai milanesi, con tutti i diritti inerenti e competenti, restando per essi il Piccinino raccomandato e protetto di Venezia; protezione e patti che si estendano ai beni di Broccardo suddetto e de’ suoi parenti nel Cremonese. La Signoria darà al Piccinino uno o più dei prigionieri d’importanza che si facessero per ¡scambiarlo col di lui figlio prigione di Francesco Sforza, nè farà pace con questo se non acconsentirà a liberare il detto figlio; e così pure Domenico da Pesaro ed altri da indicarsi dal Piccinino. Venendo Venezia ad accordi colla Sforza, farà in modo che paghi i crediti del Piccinino verso i milanesi per servigio prestato, e siano adempiute tutto le clausole della condotta relativa. Durante la guerra (il Piccinino avrà il diritto di rapresaglia in tutte le terre della república per indennizzarsi, sui beni dei milanesi e dei sudditi dello Sforza, dei suoi beni e crediti che stanno o verranno in mano d’ esso Sforza e dei suoi, e specialmente dei beni ilei nominato Broccardo e di Guido Nicolò Maggi (Mazi) cancelliere del conte, di Antonio da Pesaro e di Iacopo da Imola; si eccettuano le proprietà dei milanesi e di altri sudditi dello Sforza abitanti colle loro famiglie negli stati veneti. Acquistandosi da Venezia o da suoi collegati la Valtellina, la Signoria farà che quei valligiani paghino al conte 10000 ducati d’ oro, assegnatigli dai milanesi, e risarciscano i danni da questi dati al conte Angelo da S. Vitale e a Gaspare Terzo. Acquistandosi terre di là dal Po, tutti gli abitanti in esse che erano collegati o raccomandati di Nicolò e di Francesco Piccinino lo saranno pure di Iacopo, se lo vorranno; si restituiranno ai