DOGE FRANCESCO FOSCARI 43 di Trento (procura in atti Bartolomeo del fu Tomaso da Offlaga not. in Brescia), il quale pattuì col doge quanto segue : I Lodrone daranno sempre libero passo, ricetto e vettovaglie (verso pagamento) in tutte le loro terre alle milizie venete, senza eccezione, ad ogni richiesta del doge o dei rappresentanti la Signoria, purché le dette milizie non vadano a’ danni dei duchi d’Austria. Venezia difenderà i Lodrone come suoi aderenti e raccomandati, nel caso che alcuno movesse lor guerra. Essa farà continuare dai rettori di Brescia il pagamento a quei signori della provvigione mensile già assegnata a Paride loro padre in premio dei servigi prestati, più 15 ducati il mese a rimborso degli arretrati non pagati, fino al loro saldo. Fatto nella sala di udienza del doge in Venezia. — Testimoni: il cancel-lier grande e due segretari ducali. — Atti Antonio del fu Domenico de’ Maz-zalolii not. imp. e scrivano ducale. Segue annotazione che 1’ esemplare pei Lodrone fu munito della bolla ducale, quello trattenuto in cancelleria fu sottoscritto dal de Porro. 118. — 1449, Dicembre 16. — c. 47 t.° — I capitani e difensori della libertà del comune di Milano, in adempimento del prescritto dai n. 98 e 99, dichiarano per collegati ed aderenti dello stesso : il re dei Romani, il re di Aragona, il duca di Savoia, il doge e il comune di Genova, il marchese di Monferrato, il marchese di Mantova, i comuni di Siena e di Lucca, la confederazione degli Svizzeri, il vescovo di Sion e il Vailese, i nobili di Correggio, i conti della Mirandola, Nicolò Guerrerio de’ Terzi, Rolando marchese Pallavicino, il conte Iacopo Piccinino, il conte Enrico di Sacco, Arsenino Trivulzio, il conte Filippo Borromeo, i marchesi d’incisa, il nobili di Valperga per Masino, Biagio di Asereto, i nobili Doria; Luigi, Lancillotto, Giovanni e Galeazzo fratelli Groti per Rodobio (Rodò?), gli Spinola di Darnisìo (Dernice?) e tutti gli altri di quel nome citra Iugum, e Gian Filippo del Fiesco (v. n. 114). Data a Milano. 119. — 1449, ind. XIII, Dicembre 17. — c. 50. — Ducale a Zaccaria Trevisano dottore, podestà, a Leonardo Contarini capitano a Verona, e ai loro successori. Ad istanza di Antonio de’ Pellegrini dottore e di Antonio da Con-corezzo, oratori di quel comune, il Senato decretò che nell’ elezione dei dodici ad utilia di detta città si torni all’uso antico ; che ogn’ anno ne vengano eletti 48, dodici dei quali estratti a sorte ogni tre mesi esercitino 1’ ufficio per egual tempo; si adunino con licenza dei rettori, e sempre alla presenza d’ uno di questi; che i savi alla guerra siano nominati dai rettori nei casi che a questi parrà necessario ; che il'consiglio dei 50 si elegga nel modo consueto, si convochi esso pure con licenza e colla presenza di almeno uno dei rettori; che i vicariati e gli ufficii si conferiscano nel modo usato in addietro ; che i titolari di quelli nominati dai rettori, ed ora in carica, vi durino fino al termine stabilito, poi si sostituiscono con altri eletti giusto il consueto. Data nel palazzo due. di Venezia.