136 COMMEMORIALI, LIBRO XV 48. — 1458, ind. VI, Luglio 27. — c. 55 t.° — Giovanni Antonio principe di Taranto, conte di Lecce ecc., gran connestabile del regno di Sicilia, al doge (in volgare). Si lagna che 1* amicizia da lui professata verso Venezia sia mal corrisposta senza ragione. Narra come avendo mandate due sue fuste col marchese di Gerace, che si recava in Romania per affari d’ un suo nipote danneggiato dai turchi, una di quelle fu da una galea veneziana comandata da Pietro Doria, il quale la trattò come fosse un legno corsaro, spogliata, malmenatone 1’ equipaggio e tormentato il capitano, come fu provato davanti il bailo di Corfù. Aggiunge essere da tre mesi infestato l'Adriatico (il Golfo) da pirati genovesi che catturarono una saettia di Taranto ed altri navigli, onde i sudditi di esso principe non osano navigare. Dice che avrebbe modo di vendicare tali offese, ma non volerlo fare prima di averne dato notizia al doge, sperando che Venezia saprà provvedere alla sicurezza del mare e al risarcimento dei sudditi principeschi, o almeno vorrà consentire che il principe vi provveda da se ; promettendo in tal caso di non molestare i veneziani. Non crede essere conforme alle intenzioni di Venezia il fatto commesso dal Doria, rammentando le cortesie usate da un capitano di squadra veneta a Paolo Orsini luogotenente delle galee principesche, e prega sia risarcito il danno recato dal primo. Data a Taranto. 49. — 1458, Agosto 24. — c. 56. — Malatesta Novello Malatesta al doge (in volgare). Non essendo bastate ai bisogni dei suoi sudditi le 4000 staia di grano che aveva già avuto il permesso di far condurre dal regno (di Napoli) e dalla Marca (d’ Ancona) a Porto Cesenatico; chiede licenza di importarne altre 4000 a misura veneta. Data a Cesena. 50. — 1458, Settembre 7. — c. 58 t.° — Stefano Frangipani conte di Segna e Modrussa fa sapere (in volgare) di perdonare, in seguito agli uffici di Giovanni Cornavo ambasciatore veneto, tutte le offese e i danni datigli in addietro dal conte Giovanni suo fratello, e dà facoltà al medesimo Cornaro di negoziare in suo nome la pace fra essi due fratelli in qualità di mediatore ed arbitro (v. n. 52). Fatta a Segna. — Munita del sigillo del conte. — Scritta da fra’ Renedetto da Zara dell’ ordine de’ Minori, inquisitore all’ eresia e cappellano del conte Stefano. 51. — 1458, ind. VI, Settembre 9. — c. 56. — Ferdinando re di Sicilia ecc. al doge. Fa sapere che le galee di Francesco (Ricciardi) da Ortona cav. e di Giovanni Segretari (?), suoi consiglieri, disertarono dagli stipendi regi per recarsi nelle acque di Venezia lucrandi gratin. Ne dà avviso onde la republica provveda u proteggere i propri sudditi, e prega che essa faccia inseguire e, se potesse prenderle, consegnare le galee ad esso re che farà risarcire tutti i danni che avessero dato ai sudditi di quella. Data in campo presso Fon lem populi. è