DOGE GIOVANNI MOCENIGO 271 anni, dando malleveria. Si daranno a quel comune 300 staia di frumento pagabili in tre rate di otto mesi. Circa i chiesti provvedimenti annonari per proporzionare la provvigione di grano al numero degli abitanti, si provvederà secondo l’opportunità. Circa l’esportazione di merci da Venezia, saranno alla condizione dei padovani. Al passo di Torre nuova, nel navigare con barche ecc., saranno trattati come quelli di Loreo. Il rettore farà giustizia ogni giorno consueto. Potranno tenere in casa derrate, vini ecc. come sempre; in passato. Si procurerà che il vescovo risieda in quella città, o vi lasci un competente sostituto. Non usando Venezia prendere i beni della chiesa, questi saranno lasciati a chi di diritto ; i beni usurpati dai marchesi di Ferrara ai canonici adriesi saranno restituiti ; il governo procurerà che la curia romana approvi a canonici dieci di quei cittadini originari. I rettori non potranno avere più del salario stabilito e la tassa di 4 soldi sulle bollette. Per la amministrazione delle rendite di quel comune si nomineranno da esso quattro massari. Dato nel palazzo ducale di Venezia. 18. — 1482, Giugno 10. — c. 10. — Il doge fa sapere che avendo gli uomini di Comacchio, stanchi della tirannia del duca Ercole d’Este, giurato fedeltà a Venezia nelle mani di Angelo Miani capitano delle barche della riviera della Marca, fu risposto come segue a loro domande (esposte in volgare) : Tutti coloro che fermeranno stanza in Comacchio saranno esenti da angurie per 12 anni. Si lasciano a profitto di quel comune le sue rendite (circa 250 due.). Acquistando Venezia territori ove sono beni di comacchiesi, essi saran loro restituiti con esenzione da gravezze come fossero di veneziani. Le valli saranno adittate ad essi, che si preferiranno in tal materia a tutti ; e saranno liberati dalle male usanze ed usure su dette valli. Data come il n. 17. 19. — 1482, Giugno 11. — c. G6 t.° — Il doge fa sapere di avere risposto come qui sotto ad istanze di Martino della Tinta, Antonio e Marsilio de’ Tornasi, nunzi ed oratori del comune di Comacchio. Qui seguono l’allegato quindi le domande e risposte riferite nel n. 18. Dato come il n. 17. Allegato : 1482, ind. XV, Maggio 7. — Istrumento in cui si dichiara che » avendo il della Tinta e i due Tornasi (il primo, figlio di Clemente) suddetti, offerto, per sè e in nome del comune di Comacchio, ad Angelo Miani capitano delle riviere della Marca e dell'Istria la dedizione perpetua d’essa città a Venezia, egli accettò e rispose come segue a domande fattegli dai medesimi: Nelle affittanze di quelle valli saranno, a pari condizioni, preferiti i comacchiesi agli estranei, purché non facciano combriccole per ottenerle a patti vantaggiosi. Quegli abitanti sono accolti fra i fedeli sudditi di Venezia, e nessuno sarà esiliato pei moti politici passati. Si procurerà di indennizzarli, per grazia, dei loro beni perduti nel Ferrarese. Essi potranno importare nel loro territorio, per acqua e per terra, vini, vettovaglie ed altre cose necessarie per proprio uso. Ai tre nunzi suaccennati sarà accordato qualche privilegio speciale (v. n. 20).