DOGE FRANCESCO FOSCARI 81 ranno assolti dal bando dai territori veronese e vicentino i seguenti uomini di Beiforte e Piuforte : Bonaventura Trule e Ture di Giuliano de’ Pedrezoli da Sos-sano, Bartolomeo di Frigerio da Montecchio Maggiore, Rampino da Sossano, Gaspare di Bartolomeo da Montebello, Bartolomeo da Verona, Bonaventura di Pie-trobuono da Gamandone, Fermo di Domenico da Salizzole, Pietro di Avanzo da Erbè, Pietro di Melchiore de Isalio (da Illasi, o da Isallo ?), Salvadio di Benvenuto da Villafontana, Jacopo de’ Mezzani già di Montebello, Gerardo di Gabriele da S. Giovanni, Negro Veronese della Valpolicella, Antonio di Marcone da Grancona, Domenico del fu Bernardo da Erbè. Sottoscritta da Antonio Zeno degli Ovetarì da Vicenza segretario del Gonzaga, presso Nogara (v. n. 270 e 271). 263. — 1453, ind. I, Maggio 11. — c. 122 (121). — Patente ducale che approva la vendita di beni dello stato, fatta il 17 Novembre 1442 da Antonio Diedo governatore delle entrate (atti Antonio dalla Spada not. di quell’ ufficio), ad Andrea del fu Tomeo de Becello di Costarmata e a Baldassare del fu Nicolò de Fonlanellis da S. Stefano di Verona. Data nel palazzo ducale di Venezia. 264. — 1453, Maggio 17. — c. 109 (108) t.° — Borso duca di Modena e Regio, marchese d’ Este, conte di Rovigo ecc, al doge. Udì quanto gli espose l’oratore veneto Giovanni Moro, a cui profonde lodi, il quale riferirà le risposte d’ esso duca. Dichiara poi assolutamente falso che egli abbia decretato ne’ suoi stati un’imposta per sovvenirne Francesco Sforza, e che mai farà cosa contraria all’ antica devozione della sua casa per Venezia. Data nella villa Quartesana. 265. — 1453, ind. II, Maggio 19. — c 119 (118) t.° — Patente ducale che nomina Matteo (Griffoni) da Sant’Angelo capitano di tutta la fanteria ai servigi di Venezia, toltane la comandata dal connestabile Giovanni Passaglia, con provvigione di 500 fiorini pagabili dalla camera di Verona. Data come il n. 263 (v. n. 297). 266. — S. d. (1453, prima del Giugno). — c. 120 (119). Tomaso conte di Corbavia, Giovanni e Gregorio suoi figli, e Paolo figlio del conte Carlo, anche in nome di suo padre e dei fratelli, al doge. Non avendo potuto concludere alcun trattato coll’ambasciatore veneto Nicolò Rasadonna, perchè questi pretendeva che si rovinasse Clichevaz (Klisavica), inviano per mezzo dello stesso le loro proposte, che sono: I conti di Corbavia intendono di esser sempre buoni amici e servitori di Venezia. Sono pronti a far giustizia pei danni dati da loro sudditi nel distretto di Sebenico, quantunque senza colpa d’ essi conti. Dichiarano non poter rovinare il luogo di Klisavica senza rendersi infedeli al re d’ Ungheria, ma promettono di non aggiungervi fortificazioni (avvertendo non esser esso castello nè oppiduni), e che COMMEMORI A 1.1, TOMO V. **