142 COMMBMORIALI, LIBRO XV di aver fatto e di fare il possibile per impedirli; invita Venezia a punirne i colpevoli se potrà coglierli; manderà Antonio Sandelli suo collaterale ad Ariano, Corbola, Codigoro ed ove farà bisogno per prendere provvedimenti in proposito; procurerà di aver in mano Clemente Marchetti, Francesco Facino ed Antonio Santoro per punirli, e farà ogni sforzo onde Venezia sia soddisfatta. In quanto a C^istino Francesco della Bevilacqua, protesta che niuno ha maggiore orrore per le falsificazioni di monete di lui duca, che fece punire sì gran numero di falsari e disfare la zecca di Ferrara per uno sospeclo e manchamenlo del maestro di essa, un veneziano ; ma che, come il Bevilacqua si giustificò dalla taccia di falsario davanti al marchese di Mantova, così chiede farlo davanti alla Signoria, domandando all’uopo salvocondotto; il che fa credere alla sua innocenza della quale il duca si mostra quasi convinto. Aggiunge che il Bevilacqua, nato veronese, ha bensì beni in quel di Ferrara, ma molti più a S. Prospero nel Bolognese, ove più facilmente quel gentiluomo può aver commesso il reato. 72. — 1401, ind. IX, Febbraio 11. — c. 71. — Orsato Giustiniani cav. Cristoforo Moro e Marco Foscari, procuratori di S. Marco, giudici e mediatori delegati dalla veneta Signoria, udito Cosma Gentile dottore di leggi, commissario di Lodovico de Valle regio luogotenente e governatore di Genova, e di quel consiglio degli anziani, e rappresentante i genovesi Maurizio Cattaneo e Nicolò Pizzamiglio, asserente avere Antonio Loredano capitano di una squadra veneziana, il 5 Giugno passato, presa nelle acque di Modone una nave d' essi Cattaneo e Pizzamiglio, acquistata in Chio, la quale poi naufragò con danno di ben 18650 ducati (in parte di Edoardo Grillo); — udito il Loredano, rispondente aver presa la nave perchè sospetta di navigare a’ danni de' veneziani, come n’ aveva avuto avviso da Lorenzo Moro capitano in Golfo, e dopo d’ averla inutilmente invitata a dar ragione dell’esser suo, al che essa si rifiutò rispondendo alle intimazioni con un colpo di bombarda che gli uccise un marinaio, e con offese belliche, onde fu costretto a battaglia continuata per due giorni; avendovi anche dopo la cattura trovate due bandiere di S. Marco ; —uditele repliche dell’attore, e la sua ultima proposizione di rinunziare, coll’approvazione della Signoria, ad ogni pretesa de’ suoi mandanti, come di fatto rinunziò, purché essa Signoria desse loro un conveniente compenso; — i detti giudici delegati e mediatori promettono che Venezia pagherà ai due reclamanti 4500 ducati d’oro, metà subito e metà in capo ad un anno, a titolo di dono grazioso. Tutti gli interessati dichiarano di approvare e accettare (v. n. 73). Fatto in Venezia, nell’ufficio già dei savi di Terranova. —Testimoni: Lorenzo Abriani dott. oratore del comune di Padova, Antonio Pellegrini e Baldo dal Cappello oratori del comune di Verona, Antonio de’ Marzaroli not. due. — Atti Marco Aurelio not. imp. e segretario ducale. 73. — 1461, ind. IX, Febbraio 11. — c. 73. — Istrurnento di malleveria prestata ai tre giudici delegati nominati nel n. 72 da Troilo ed Antonio Bu-ciardi (o Buzzardi) veneziani, a favore di Maurizio Cattaneo e Nicolò Pizzami-