DOGE AGOSTINO BARBARIGO 333 Monte S. Giovanni, Gaeta, Toscanella, Ostia, la Toscana, Siena, Pisa, Genova, Milano, Zizim fratello del sultano, Jacopo de’ Conti di Roma e Onorato Caetani conte di Fondi), sentendosi quel sovrano disporsi a ritornarvi, il papa minaccia le maggiori pene ecclesiastiche contro di lui e contro tutti i suoi seguaci e fautori, se entro nove giorni dall’intimazione del presente non deporrà le armi e ogni pensiero contro l’Italia. Se non obbedisse, il re è citato davanti al pontefice entro i 20 giorni successivi per sentirsi condannare, o a presentare le difese sue Q dei suoi. Finisce con una fervida esortazione alla pace. Dato a Roma presso S. Pietro. 240. — 1495, Agosto 21. — c. 181 t.° — Breve di papa Alessandro VI al doge. Esalta lungamente le benemerenze di Venezia colle armi della quale principalmente furono cacciati d’Italia i francesi, che condotti da Carlo Vili, avevano invaso il regno di Napoli e la Puglia. Loda l’ambasciatore veneto alla S. Sede, Girolamo Giorgio, elevato da lui alla dignità di cavaliere. Esorta Venezia a continuare con ogni sforzo a contribuire alla quiete d’Italia. Dato e sottoscritto come il n. 238. 241. — 1495, Ottobre 19. — c. 187 t.° — Rreve di papa Alessandro VI a Giovanni Borgia suo nipote, eletto vescovo di Melfi e suo oratore. Sapendo essere approdata a Napoli la flotta di Venezia, gli ordina di presentare omaggi in nome del papa ai capi della stessa, e di usarle tutte quelle dimostrazioni che meritano i grandi servigi della república alla S. Sede e a re Ferdinando di Napoli col liberare l'Italia dall’ invasione dei francesi. Dato come il n. 239. 242. — S. d. (1495). — c. 186 t.° — Annotazione che nella sconfitta data il 6 Luglio presso il Taro nel Parmigiano dall’esercito veneto, condotto da Francesco Gonzaga, a quello di Carlo VIII re di Francia, fu fatto prigioniero Gabriele dell’Anjou cameriere del re, di circa 65 anni, colle chiavi del regio tesoro e con un reliquiario d’oro; che Cristoforo detto Cristallo da Bergamo, soldato levis armature«, autore della cattura, consegnò il prigioniero e il reliquiario al doge il quale ordinò che il prezioso oggetto fosse riposto nel tesoro di S. Marco. Segue la descrizione del reliquiario (in volgare) con uno schizzo a penna che lo rappresenta. È in forma di croce composta di cinque quadrati che si ripiegavano l’uno sull’altro: il centrale e i laterali contenevano le reliquie, l’inferiore portava incisi gli stemmi reali, il superiore che serviva di coperchio era liscio (v. n. 244). 243. — S. d. (1495). — c. 187. — Elenco di reliquie esistenti nella santa cappella del palazzo reale di Parigi, trasmesso da Bertuccio Gabriele cav. ambasciatore di Venezia presso Luigi XI re di Francia nel 1478 (v. n. 243). 244. — S. d. (1495?) — c. 188. — Brano di voto legale dato da un giureconsulto sul quesito se i figli di Jacopo dall’ Olio tesoriere e massaro del fu