332 COMMEMORI ALI, LIBRO XVII In tempo di pace servirà con 330 elmetti (4 cavalli 1* uno), 50 balestrieri a cavallo e 275 fanti ; in tempo di guerra con 440 dei primi, 67 dei secondi e 367 degli ultimi, contro chiunque in Italia. In ultimo si dichiara che lo stipendio sopraenunciato deve ritenersi fittizio per decoro del marchese ; il vero essere 40000 ducati in pace e 53333 1/3 in guerra ; e questa dichiarazione non sarà inserita negli istromenti publici della presente. Fatta nella stanza da letto del doge. — Testimoni : il canc. gr., Febo Gonzaga, Antonio Salimbeni oratore del marchese e due segretari ducali. — Sotto-scritta dal doge e dal marchese. 237. — 4495, ind. XIII, Marzo 5. — c. 178 t.° — Rinnovazione della condotta di Pandolfo Malatesta, rappresentato dal conte Lodovico Boschetti, (procura in atti di Silvio fu Galeazzo de’ Medasc.hi di Bimini), per due anni, con due. 8000 1’ anno, dal 1 Giugno venturo, con 100 elmetti e servendo dovunque in Italia. Fatto in Venezia nella sala nuova di udienza della Signoria. —■ Testimoni il cancell. gr. e due segr. due. — Atti Bernardino Ambrosi. 238 — 1495, Luglio 22. — c. 191. — Breve di Alessandro VI papa a Luigi Becheto suo oratore a Venezia. Il cardinale Federico di Sanseverino comunicò ad esso papa la lettera scrittagli dal Becheto; considera la gravità della misura di lanciare la scomunica contro il re di Francia ; il cardinale Alessandrino (Gian Antonio di San Giorgio), il vescovo di Concordia (Lionello Chiericato), Felino (Sandei) vescovo di Penne e Bernio auditore di Rota, che il papa chiamò a consiglieri in questo argomento, concordemente si dichiararono contrari, essendo già il re partito dall’ Italia ad opera specialmente di Venezia. Se a questa e al duca di Milano paresse, il papa è disposto ad invitare il re a desistere da ogni ulteriore offesa contro 1’ Italia, che potrebbe eccitare i turchi ad insorgere contro la cristianità, anche minacciandolo di pene ecclesiastiche. E su ciò aspetta il parere della Signoria veneta. Per espellere poi intieramente i francesi dall’ Italia dice sarebbe bene di far entrare il re Ferdinando di Napoli nella santa lega, intanto mandò in suo aiuto le milizie della Chiesa. Il castellano della rocca di Ostia continua a molestare i sudditi pontifici e impedisce 1’ approvvigionamento di Roma ; quindi il papa decise di farla finita con lui mandandovi truppe per espellerlo. Invita il Becheto a tornare a Boma. Approva la spedizione delle milizie del duca di Gandia al servizio di Venezia e di Milano, dolente che il duca stesso non vi sia andato. Il signore di Pesaro mandò Galeazzo suo fratello con genti al servizio di Venezia e di Milano (v. n. 239). Dato a Roma presso S. Pietro. — Sottoscritto da B. Florido. 239. — 1495, Agosto 5. — c. 179 t.° — Breve di papa Alessandro VI a a Carlo Vili re di Francia. Esposti lungamente i danni e le stragi cagionate dalla discesa del re in Italia, fatta sotto colore di andare contro i turchi (si nominano : il regno di Napoli, Roma, Terracina, la Campania, Montefortino,