108 COMMEMORI ALI, LIBRO XIV palatino. — Atti Marco di Andrea Recanati (Recanelus) scrivano ducale che trasse 1’ autentica dalle matrici di Bertuccio Negro. Allegato : 1454 (recte 1453*), Giugno 8. — Il doge al duca Rorso : Essendosi, secondo la relazione di Giovanni Moro ritornato da missione al duca, rimesso questo al giudizio della Signoria per la decisione delle controversie nei quattro argomenti qui sotto accennati, il doge lo ringrazia, ma non accetta di esser giudice; tuttavia dice che, fatto studiare 1’ argomento, risultò che : per uomini di Venezia si sogliono intendere i cittadini originari, quelli che avrebbero diritto ad esserlo, tutti i cittadini fatti per grazia e privilegio, e che abitano con le loro famiglie in Venezia ; — le parole dei trattati essendo, stando et redeundo ri-sguardanti i veneziani nel Ferrarese, debbono anche intendersi per abitazione continua ; — i veneziani sarebbero tenuti a pagare le gravezze sui beni che posseggono nel Ferrarese ; i renitenti potrebbero esservi costretti dal visdomino veneto ; — in diritto i veneziani non sarebbero tenuti a concorrere, pei loro beni in quel territorio, alle spese e prestazioni per gli argini e le coronelle del Po, ma è onesto che vi partecipino nelle ville in cui abitassero ; ammette poi che i cittadini di Venezia fatti per privilegio non abbiano a godere di dette immunità nel caso che venissero creati cittadini di Ferrara (v. n. 267). (*) La data 1454 risulta erronea, e da quella ohe porta la risposta a. 267, e dall’ essere stato Giovanni Moro nominato ambasciai ire al duca PII maggio 1453, e al re di Aragona it 25 Giugno successivo, e dalla risposta n. 267. 333. — 1455, ind. Ili, Aprile 1. — c. 169 (168). — Ducale ai rettori ed ufficiali in Rergamo e in suo territorio. In premio della fedeltà dimostrata dagli uomini di Scanzo, Pedrengo e Rossate, che mai si staccarono dalla sudditanza, essi sono fatti esenti per cinque anni da gravtzze e fazioni. Data nel palazzo ducale di Venezia. 334. — 1455, ind. Ili, Maggio 9. — c. 168 (167) t.° — Giovanni conte palatino di Carinzia, Gorizia e Tirolo ecc., tenendo nella sinistra il bastone di maresciallo del Friuli e nella destra la sua bandiera bianco-rossa, con tutti i suoi vassalli recanti bandierette rosse, genuflesso davanti al doge, riceve da questo, anche pei fratelli conti Leonardo e Lodovico, la investitura di tutti i feudi e diritti già posseduti dalla casa di Gorizia in Friuli ; e revoca qualunque trattato od obbligazione egli o i fratelli tenessero con alcuno in danno di Venezia. Fatto nella sala delle due nappe nel palazzo ducale di Venezia. — Testimoni : i consiglieri ducali Leonardo Contarini, Marino Giorgio, Luca Vendramino, Marco Zane e Guglielmo Querini ; i capi di quarantia Francesco Rarbo, Stefano Rarozzi e Daniele Rernardo ; i savi del consiglio Pasquale Malipiero proc., Orsato Giustiniani cav., Paob) Rernardo, Marco Foscari proc., Nicolò Trono e Lodovico Fosca-rini ; i savi di terraferma Stefano Trevisano, Giovanni Moro cav. e Paolo Rarbo cav. ; gli avogadori del comune Antonio Diedo, Andrea Rernardo e Matteo Vitturi; i savi agli ordini Bertuccio Gabriele, Luca Pisani, Leonardo Sanuto e Pietro Rernardo. — Atti Domenico Stella.