Nel primo anniversario della mia grande sventura (28 novembre 1925-28 novembre 1926). * * * A MARIA mia, cara Compagna della mia vita, che aveva in sè le doti che rendono la donna una creatura divina e la moglie l’essere pel quale si lavora e si vive beatamente. La conobbi nel dolore, mi aiutò a ricostruirmi la vita, e nel dolore nuovamente mi lasciò. Este, 28 novembre 1926.