PER LE PROVINCIE VENETE E DI MANTOVA 99 mostrarono la urgente necessità di istituire un organo che attendesse con poteri speciali a tutto quanto si attiene alla materia delle acque, ad onta che un così importante atto di decentramento non abbia avuto effettuazione senza difficoltà, pure si aveva ragione di ritenere che la pratica avrebbe dimostrata la utilità di un tale organo e la necessità di farlo funzionare con la maggiore libertà possibile. Invece ciò non avvenne. Sono indiscutibili i vantaggi derivanti alla Regione Veneta, così complessa nei suoi corsi d’acqua, da un’ unica direzione idraulica che possa provvedere sul sito con prontezza, con piena e diretta cognizione, con unità di indirizzo ; sono evidenti i benefici derivanti ai mdlteplici organi idraulici della Regione dallo svolgimento delle funzioni di una Autorità superiore che può giudicare sul luogo con rapidità, con ampiezza di concetti, con praticità di intenti, con la collaborazione degli interessati. Il Consiglio dei Dieci giustamente considerando che non vi ha di più dannoso nel governo delle acque della protrazione e perdita di tempo « mchil sit acque detrimentosum et periculosum quam protratrio temporis », trovandosi impossibilitato a tenerne la necessaria direttiva, perchè occupato in gravi affari di Stato, istituì il 19 maggio 1505 il Collegio alle acque, accordandogli la più estesa autonomia. Ma, purtroppo, il risorto Istituto è ben lontano dall’ antico nei riguardi dell’autonomia, e se l’antico ha potuto far sentire i suoi benefici effetti per la bontà della sua organizzazione e per l’autorità accordatagli, devesi gran parte dell’utile azione dell’attuale Istituto all’energia ed all'intelletto dei suoi Presidenti, specialmente dell’Ing. Raimondo Ravà, e dei loro validi collaboratori, senza dei quali è da ritenere che fin dal principio non avrebbe servito che ad aumentare l’ingranaggio burocratico statale. Oltre che dedicare la propria opera alla complessa ammini-