64 COMMEMORIATE, LIBRO XXV. pascià di Bosnia, al provveditore generale (Ermolao) Tiepolo (1). Il suo inviato Pervis chiecaia gli portò la lettera del Tiepolo ; ne lesse con piacere le espressioni di amicizia, ma i rettori e i presidi del territorio di Zara in unione agli Uscocchi cominissero ripetute infrazioni ai trattati vigenti ; apprese pure con piacere i severi castighi inflitti dal Tiepolo agli uscocchi catturati. Esprime decise intenzioni di osservare i trattati. Si lagna che sui confini della Bosnia sono violati dagli Uscocchi i patti vigenti fra la Turchia e l’impero (romanogermanico), e loda il Tiepolo per la sua azione contro i violatori. Spera che continuerà, disposto, al bisogno, di venire in suo aiuto. Procurerà che i suoi soggetti (nominando specialmente quelli delle ville di Sedaslan ed Obruze) non molestino quelli di Venezia, ed al caso li castigherà severamente. Biconosce ingiuste le accuse che volevano Venezia favoreggiatrice dei detti pirati, ed offre agevolezze al Tiepolo nei suoi bisogni. In quanto al lamentato impedimento posto da corsari algerini all’ azionò contro gli Uscoccchi, ne farà rapporto a Costantinopoli. Data nelle campagne ai confini di Castelnuovo. — Tradotta da Andrea Negroni dragomanno della Signoria (v. n. 81). (1) Era provveditor generale in Golfo contro Uscocchi, eletto il 7 marzo. 81. — (1592, Luglio, primi giorni). — c. 109. — Altra versione della precedente fatta dal dragomanno (Marcantonio) Borisi. 82. — (1592, Ottobre 8). — c. 111. — Versione di lettera di Siavusch gran visir di Turchia alla Signoria. Chiede risarcimento per certi sudditi ottomani spogliati, catturati in un porto della república e condotti a Venezia, pel quale risarcimento era stato reclamato senza effetto presso il bailo. Chiede pure la consegna di un turco suo schiavo fuggito con molte cose rubate e convertitosi al cristianesimo in Venezia. Data in Costantinopoli, a primi della luna di Muharrem del 1001. — Tradotta da Andrea Negroni. 83. — 1592, Novembre 30. — c. 50. — Verbale (in volgare) della presentazione fatta al Collegio da Marco Antonio Barbaro cav. e proc. di S. M. in nome e per incarico di Giovanili Grimani patriarca di Aquileia del breviario manoscritto e miniato, lasciato per testamento alla república dal cardinale Domenico morto in Roma, e ritenuto, con licenza della Signoria, dal detto patriarca. A breve allocuzione del Barbaro segue la descrizione del libro presentato materialmente da Vincenzo Rizzo gastaldo della procuratia. Dopo di che il Barbaro continua invitando la Signoria a mandare qualche segretario a prendere in consegna le statue e i marmi antichi pur donati dal patriarca alla república, col consenso del vescovo di Torcello e del patriarca eletto (Antonio Grimani e Francesco Barbaro). Il doge risponde addolorato per la disperata condizione di salute del patriarca, e grato per gli splendidi doni. Si nota infine essersi dato ordine ai segretari Vianello (Francesco) e Padavino (Giov. Batt.) di