124 COMMEMORIALI, LIBRO XXVII. chiese, e di affiggerlo alle porte di queste ; che esso sia stampato ed affisso alle porte di S. Pietro, di S. Giov. Laterauo, della cancelleria apostolica e in Campo dei fiori a Roma (v. n. 20). Dato a Roma, presso S. Pietro. — Sottoscritto da M. Vestri Barbiani. Cristoforo Fondati e Gian Domenico de Pace, cursori apostolici attestano 1’ affissione del presente nei suddetti luoghi di Roma. —- Sottoscritto Pier Luigi Peregrini maestro dei cursori. — Stampato nella Stamperia vaticana, 1606. 20. — 1606, ind. IV, Maggio 6. — c. 47 t.° — Il doge Leonardo Donato a tutti i capi e rettori di chiese nei domini veneti (in volgare). In conseguenza del n. 19, per conservare la tranquillità dello stato, e non riconoscendo autorità superiore nelle cose temporali, protesta davanti a Dio ed al mondo di aver usati tutti i mezzi per render convinto il papa delle ragioni della republica ; dichiara il breve contrario a ogni diritto e pregiudiziale all’ autorità e libertà del governo, quindi ingiusto e nullo. Dice non aver stimato opportuno usare contro il papa mezzi violenti, e sperare che i destinatari continueranno trauquillamente nei loro uffici pastorali. Aggiunge voler continuare nella fede cattolica, come gli antenati. Ordina che la presente sia publicata in tutti i luoghi del dominio, certo che perverrà anche a notizia del papa, pregando Dio che quello possa conoscere la ingiustizia del suo procedere. Data nel palazzo ducale di Venezia. — Sottoscritta da Giacomo Girardi segretario. — Stampata da (Giov. Antonio) Rampazzetto stampatore ducale. 21. — S. d. (1606, Maggio ?). — 321.° — « Informazione » estesa da fra’ Paolo Sarpi servita in difesa delle ragioni della republica contro i brevi n. 16, 17 e 19. Esposto il corso delle negoziazioni che ebbero luogo fra la Signoria e la curia, a Roma per mezzo degli ambasciatori (Agostino Nani) ordinario e Leonardo Donato straordinario., e a Venezia per mezzo del nunzio, cominciando dalla fine di ottobre 1605 e fino al 17 aprile 1606, anche col mezzo dell’ ambasciatore Duodo (Pietro) successo al Donato eletto doge ; detto della brusca rottura delle relazioni diplomatiche, in seguito alla quale la Signoria publicò il n. 20 e ordinò che si continuasse nelle chiese la celebrazione dei sacri riti; viene discutendo i motivi di tali decisioni per provarne la legittimità. E in primo luogo esamina i fondamenti di diritto della decisione originata dalla questione Zaba-rella ; poi quelli del decreto 26 marzo 1605, e successivamente i fatti del canonico Saraceni e dell’abate Brandolino, e il decreto 26 marzo 1605, dimostrandoli pienamente legittimi. Dimostra poi nullo ed invalido il monitorio n. 19. Oltre i qui sopra mentovati, nello scritto sono nominati : Genova, la Francia, Urbino, Costantino e Giustiniano imperatori, Bonifacio IX papa, Sisto IV, Innocenzo Vili, Alessandro VI, Paolo III, l’Italia, la Spagna, Valentiniano, Valente, Graziano, S. Girolamo, Nepoziano, Carlo Magno in Sassonia, Edoardo III in Inghilterra, S. Luigi ed Enrico IV re di Francia, Carlo V nei Paesi Bassi, il Portogallo, l’Aragona.