320 COMMEMORALI, LIBRO XXIII vezze a volontà. La fellonia verso la S. Sede è la causa delle tante disgrazie del re di Spagna. L’ ambasciatore esaltò la devozione di Venezia, ma disse non aver notizia del divieto, però la lettera della bolla suonar contraria a diritti e a consuetudini della republica, e aver essa influito sull’animo di molti sacerdoti ; il turbamento delle coscienze potere pur turbare la tranquillità de’ popoli. Il pontefice replicò circa l’interpretazione in nessun modo sfavorevole a Venezia ; e F ambasciatore fini sperando facile 1’ accomodamento. Il papa era veramente irritato contro Spagna per la subdola condotta del viceré (di Napoli) che fece arrestare 1’ arcivescovo di Santa Severina e il vescovo di Bovino ; le bolle furono stracciate in Sicilia e nel regno (cita un’ abazia presso Melfi) ; il re a sua volta sperava ampliare la sua autorità sotto un pontefice di bassi natali e dedito principalmente a cose ecclesiastiche ; vuoisi invece che esso papa avesse in animo di por l’interdetto sul regno, dal che fu distolto dal cardinale Pacheco. L’ arcivescovo di Granata fece publicare la bolla malgrado il divieto. Data a Roma. 138. — 1569, Agosto 3. — c. 153 t.° Memoriale presentato alla Signoria da Giovanni Trevisano patriarca di Venezia e trascritto nel Gommemoriale per ordine di quella. Dopo dimostrato come il vescovado di Castello e il patriarcato di Grado, riuniti in quello di Venezia, per breve di papa Nicolò V (inciso in pietra nella cattedrale), siano stati sempre considerati come di giuspatronato della republica che concorse con largizioni al loro mantenimento (cita il decreto 29 Marzo 1392- pel primo, il dono della chiesa di S. Achindino in Costantinopoli del 1107 e gli aiuti pecuniali largiti il 9 Marzo 1279 pel secondo) ; come pure abbia la Signoria egual diritto sul detto patriarcato di Venezia avendo eletti e presentati i titolari; espone essere ridotte a meschine proporzioni le rendite di esso patriarcato. Chiede che si provveda a tale deficienza, e lamenta le continue liti che gli si promovono contro da sedicenti possessori di beni spettanti alla mensa. Finisce instando che, ad imitazione di quanto si deliberò dal Magg. Cons. il 17 Giugno 1556, pei beni del dogado, sia demandato ad una commissione di persone autorevoli l’incarico di accertare i beni del patriarcato e farne dei catastici, uno dei quali da deporre nella cancelleria ducale. « 139. — 1569, Agosto 3. — c. 151 t.° — Memoriale come il precedente. Chiede provvedimenti per assicurare i beni della sua mensa, eli’ egli difende il meglio che può dalle pretese e dalie continue liti che gli muovono contro gli usurpatori dei medesimi. 1570, Maggio 16. — V. 1571, Maggio 25, n. 141. 1570, Settembre 8. — V. 1571, Maggio 25, n. 141. 140. — 1570, Settembre 15. — c. 156 t.° — Filippo II re di Spagna e delle Due Sicilie ecc., duca di Milano ecc. Ratifica ed approva la sentenza pronun-