70 COMMEMORIALI, LIBRO XIX neziane comandate da Andrea Bondumiero, padrone di nave, e il risarcimento avutone. — Scritta da Costantino Agrimi scrivano. — Tradotta dal greco da Antonio Lanza interprete della corte di Corfù. 30. — 1503, ind. VI, Novembre 20. — c. 25 t.° — Copia del documento riferito al u. 225 del libro XVI. 31. 1503, Novembre 29. — c. 19. — Pandolfo Malatesta dichiara (in volgare) di avere ricevuto da Alvise Malipiero cassiere del Consiglio dei dieci 3000 ducati a conto dei 10000 dovutigli dalla Signoria (v. n. 32). 32. — 1503, ind. VI, Dicembre 16. — c. 19 t.° — Istrumento in cui si dichiara che in seguito a trattative, già concluse nello scorso Novembre, il doge e Pandolfo Malatesta signore di Rimini pattuirono: Il Malatesta consegnerà, come già fu fatto, alla Signoria veneta la città di Rimini col suo territorio e con tutte le sue dipendenze, diritti ecc. ; e cosi pure quella rocca con armi, munizioni ecc., onde ne abbia il perpetuo dominio. Il Malatesta con sua moglie Violante e suo fratello Carlo e tutti i loro discendenti legittimi saranno aggregati al Maggior Consiglio di Venezia. Gli sarà data in proprietà una casa decente di abitazione in Venezia. Gli si pagheranno 10000 due. d’ oro, di cui ebbe già parte (v. n. 31), e 4400 per la ricuperazione della rocca di Rimini. Avrà condotta di 100 armigeri e di 50 balestrieri a cavallo, da dividersi fra esso e il fratello Carlo. Il Malatesta avrà in feudo, con diritto di trasmissione ai primogeniti maschi, la terra di Cittadella nel Padovano con mero e misto impero e diritto di spada ; salvo l’approvvigionamento del sale. Alla moglie del Malatesta sono assegnati 500 ducati 1’ anno in vita, e altrettanti a Carlo suddetto. Restano in vigore le confische e le alienazioni fatte dal Malatesta in Rimini prima di esserne espulso dal duca Valentino. Il sale esistente in Rimini resta proprietà del Malatesta; ad uno dei figli del quale si promettono benefici ecclesiastici nello stato per 1000 ducati 1’ anno. Fatto in Venezia, nella sala nuova di udienza della Signoria.—testimoni: Achille Borromeo, Opizzone de’ Monaldini da Ravenna, conte Giovanni Aldobran-dini, Cesare Battaglini di Rimini, Gaspare dalla Vedova, Giorgio Negro e Giorgio Franco, tutti e tre segr. due. — Atti Bernardino Ambrosi (v. n. 44). 33. — 1503, ind. VI, Dicembre 16. — c. 21 t.° — Giovanni di Bernardo Cortes da Valenza nel regno di Sicilia (sic) fa quitanza al doge e alla Signoria (rappresentati da Lorenzo del fu Bernardo Giustiniani savio di Terraferma) per 5000 due., dei quali 500 pagatigli da Nicolò Foscarini e Cristoforo Moro, provveditori in Romagna, e gli altri dai camerlenghi del comune (uno dei quali era Marco "IVIiuio). Il pagamento fu fatto a saldo della somma promessa da Vincenzo de Naldo al Cortes quando era castellano a Faenza, per la dedizione a Venezia di quella rocca.