DOGE GIROLAMO PRIULI 295 Stefano Pietti, tutti cremonesi, possessori i due primi di molini galleggianti nell’ Oglio presso Bina, i secondi sotto Pontevico ; nella qual causa furono giudici Giovanni Basadonua per Venezia ed Egidio Bossi senatore milanese pel duca, i quali non essendo d’ accordo, ne sorsero contestazioni fra i due stati, e si finì coll’ obligare i possessori dei molini ad accettare le seguenti : 1534, Ottobre 20. — La città di Brescia concede, quale padrona del fiume, al conte Amorotto de’ Gonzaga cremonese di tenere due molini presso Bina verso corrisponsione di 8 scudi d’ oro 1’ anno. 1534, Dicembre 16. — Similmente a Francesco Fracagnino. 1539. — Altra questione sorse per la pretesa dei daziari di Cremona di esigere dazi dai conducenti sale veneziano, pel fiume ; ne seguì una serie di negoziati a c.ui presero parte l’oratore imperiale a Venezia e il marchese del Vasto (luogotenente imperiale a Milano) i quali proposero una convenzione, respinta da Venezia che invece propose un giudizio nominando per parte sua Marco Morosini ; ma la vertenza rimase insoluta. 1540, Maggio 21. — Brescia concede al cremonese Alfonso Roncadelli di tenere un molino nell’ Oglio pagandole tre scudi 1’ anno. 1540, Giugno 23. — Altra concessione a Giovanni Borella di Bergamo per tenere nel fiume una palata e rifarvi molini, pagando 5 scudi. 1541, Febbraio 14. — Concessione eguale a quella del Boncadelli fatta al cremonese Girolamo Gallerani. E simile ad Alfonso Gallerani fatta il 19 Giugno. 1543. — Concessione alle monache di S. Giulia di tener molini nel fiume per comodo di Alfiano nel Cremonese. 1546, Gennaio 20. — I cremonesi, avendo forzato certo Faccenda bresciano a pagar dazio per trasporto di còse sull’ Oglio, suplicarono l’imperatore di far esigere un diritto su tali trasporti. Il 6 Febbraio il senato di Milano proibì ai possessori di molini od altro nel fiume lungo il territorio cremonese di pagare alcunché a veruno per tali possessi, eccetto che agli agenti imperiali. Contemporaneamente i cremonesi cominciarono un canale per trarre acqua dal fiume' e pretesero dazi dai naviganti ; i bresciani se ne lagnarono a Venezia, e ne venne una lunga quanto inutile serie di uffici diplomatici ; finalmente i bresciani pensarono di deviare 1’ acqua del fiume al di sopra della bocca del Naviglio cremonese che era nel Bergamasco, come n’avevano pien diritto. 1546, Agosto 7. — Il Senato di Venezia decreta che i debitori verso Brescia per investiture di molini ecc. nel fiume paghino, altrimenti si proceda contro di essi, e che nessuno riconosca altro signore nell’Oglio all’infuori di Venezia e di Brescia ; commettendosi ai rettori di questa di procedere contro i cremonési rei di guasti a danno dei bresciani. Datasi poi licenza a questi di fare la deviazione suaccennata, i cremonesi cessarono da ogni novità e le cose tornarono tranquille. 1549. — Antonio Secco milanese, consignore di Calcio, chiese a Brescia la concessione di derivare acqua dall’ Oglio. Esistono altri documenti, meno importanti, che non si citano, come pure