248 Nei giorni 13 e 14 luglio 1916 partivano da Brindisi i sommergibili Faraday, H 2, H 3, Balilla per eseguire le rispettive missioni di agguato nel Basso Adriatico. Rientrarono alla base soltanto YH 2 e il Farady (1). Le istruzioni di missione del sommergibile Balilla vennero emanate dal Comando di Flottiglia di Brindisi il giorno 12 luglio 1916, con lettera n. 1602/W. « 1. — Il sommergibile Balilla parta domani 13 mattina alle ore 10 per Capo Planka, facendo rotta a levante di Pelagosa, per evitare l’incontro con il sommergibile Leverrier che domani sera lascerà Capo Planka per ritornare a Barletta. « 2. — Dal mattino del 14 alla sera del 15, vigilanza al sud di Capo Planka con l’obbiettivo principale di far pervenire notizie nel modo più rapido se forze nemiche importanti dal nord dirigessero verso Cattaro o verso il Basso Adriatico. <( In tal caso il Balilla, appena fuori vista dal nemico procurerà di mettersi in comunicazione radiotelegrafica con Cento Pozzi, o con Tremiti, o con Ancona, mediante i segnali convenzionali di avvistamento, e raggiungerà al più presto la più vicina stazione costiera (Vieste) per trasmettere notizie più complete. « Ogni notte, dalle ore 23,30 alle 24 e dalle 2,30 alle 3 resterà in ascolto, se le circostanze lo permettono, per eventuali comunicazioni radiotelegrafiche del Comando Superiore Navale di Brindisi. « 3. — Compatibilmente con questo obbiettivo principale, attaccare quando vi sia probabilità di successo. « 4. — Nella notte del 15, ritorni verso Barletta dove arriverà nella giornata del 16, il 17 a Brindisi. « 5. — Un sommergibile (probabilmente YH 2) la sera del 14 sarà presso l’isola Cazza, e resterà in quelle acque fino alla sera del 15, facendo poi ritorno direttamente a Brindisi. Il capitano di vascello comandante E. Giovannini ». (1) Le pratiche ed i documenti riguardanti le perdite dei sommergibili H 3 e Balilla, siccome avvenute nello stesso periodo, interessano ambedue le unità ; per rendere più chiara la esposizione dei fatti non verranno completamente smistati salvo ad accennarli nuovamente quando, più avanti, si parlerà della scomparsa dell’ H 3.