— 173 - geva quei buoni romeni a migrare qua e là, in cerca d’un soggiorno meno ostile.... Ad alcuni chiesi quanti erano in tutto; quaranta famiglie, mi risposero, con le lacrime nella voce; ad altri dimandai qualche particolare della loro vita — ahimè! la sapevo già, la vedevo già... la loro esistenza... a traverso la dolorosa teoria della carovana! — ; e, con accento di profonda amarezza, mi risposero: «La nostra vita?... Eccola!... Miseri noi! him chiruii, noi riavem tata, him chiruti noi.... (1) » A lungo riguardai il passaggio di quella truppa della miseria, del dolore, e ne sospirai, con sincerissimo schianto del core per tanta sfortuna di tanti nostri connazionali, per la mia impotenza ad attenuarla, pur avendola vitale e sanguinante dinanzi agli occhi.... Poveri romeni ! quali saranno i vostri peccati, al cospetto di Dio e degli uomini, poiché il mondo vi lascia vagare così, ignorati dal consorzio civile, imprecando alla fame perenne e alla disfatta morale di vostra gente, poiché i vostri gemiti non riescono a ferire gli orecchi di una folla di gaudenti, doviziosi, fratelli romeni?!... Le querele dei popoli in disgrazia trovano pur un’eco nella coscienza dei romeni di Romania; il grido disperato delle vittime rimaste senza tetto, senza pane, degli orfani sopravvissuti agli sconvolgimenti della terra, del mare, del cielo..., d’ogni angolo del globo, muove e commuove a pietà i vostri fratelli del Danubio...; ma nessuno di questi ode le tristi elegie delle vostre sventure, e voi morite colla bestemmia sul labbro, maledicendo — giustamente ! — al disprezzo fraterno che v’ incatena sempre più ai mali di questa valle del pianto, la Musacheia ! Da Bracula in avanti la salita della montagna diviene ardua, il suo viottolo serpeggiando fra colossali pietre, fra enormi (1) Siam perduti noi, non abbiamo padre, siam perduti, noi.