—r280 - delle cose e della nostra lotta con l’ellenismo, ne arriviamo a comprendere quale aiuto ci porga la Romania, laddove abolisce le scuole preesistenti! Qual’è la sua politica se oggi ci abbraccia per abbandonarci poi all’indomani fra gli artigli dei nostri nemici?! Pensa, forse, di venderci all’ austriaco o al Vulgaro (Bulgaro)? Oh! no, si sbaglierebbe assai, e se ne pentirebbe amaramente.... Attendiamo adesso l’ispettore, per intenderci seco lui sul da farsi; fino al giorno del suo arrivo, non si aprirà la scuola nè a Fereca, nè a Berat. » E alla mia osservazione che la strada era troppo disagiata perchè l’ispettore giungesse fin là, aggiunsero: «Da circa tre anni, in verità, l’aspettiamo, e sempre lui ci ha illuso, scrivendo che verrebbe, ma ben si vede ch’egli intasca lo stipendio per passeggiare da Monastir a Coritza e a Giannina! Noi si resta, cosi, turlupinati, e soli, in balia della sorte nemica...! » E discorrendomi dei Farseroti : «Nessuno è venuto finora qui per studiarvi la nostra situazione, per muoversi a compassione della povertà farserotesca.... Voi, signore, dite di averli veduti a uno a uno i centri dei Farseroti e vi crediamo sulla parola. Ma, certo, non vi passa nemmeno per la mente il cordoglio che regna sovrano nei loro animi.... E in quanto al loro numero state sicuro che neppure la metà dovette dichiararsi a voi, per paura! » Non era già la prima volta che sentivo i Romeni di Albania lagnarsi a quel modo! Durante il cammino da Berat a Vallona il mio compagno di viaggio Mitru Nicolò, — ricordo... —, nel rispondere ad una mia esortazione, che cioè, i Romeni si destas-sero una buona volta dal loro torpore, si era espresso cosi: « Noi siam desti, noi, signore, e non da ora, ma da gran tempo.... Ma chi presta orecchio a noi? Non crediate, no, in Romania, che noi siamo gente da sprezzare in tal modo!... Al contrario, noi non temiamo nè santi nè dèmoni, e ce ne infi-