— 395 — nota etnografica, è di godimento aver scovato un sentimentale il quale, se fa getto anche di teorie immaginarie, permettendosi di prendere in mezzo l’austera Monna Filologia — la quale non accoglie di solito a sè che rudi scienziati, e in un’intimità assai... discreta — rimane pur sempre un uomo di cuore, che scruta e comprende i suoi simili nella loro modestia, nella loro pochezza, e con umile confortatrice parola li avvicina, loro risponde.... E da tale evangelico sentimento, sincero, scaturiscono talvolta — abbenchè il viandante per l’Albania non sia uno scrittore e spesso ricordi troppo la sua scuola italiana — delle pagine belle davvero, d’ una grande, olimpica serenità, d’ una soave limpidezza. Dal Burileanu apprendiamo come nelle capanne, sui vertici de’monti, ognor più isolate per la paura del brigantaggio musulmano, o nei centri cittadini, alle falde delle montagne, dove si stendono file di abitazioni in abbandono e selve di ruderi: a Nicea, a Lunca, a Pogradetz, a Sipsca, nelle residenze amministrative di Coritza, Berat — in cui il romanesimo decadente si ripara per entro alcuni quartieri, invano tentato dalla chiesa e dalla scuola del Greco, e minacciato dal bastone del « zapci » — vegetano migliaia di Romeni mal sicuri dell’indomani. I loro nuclei montagnuoli recano nomi che rispecchiano la natura di quelle terre; altri, situati più al basso, ricordano il luogo di emigrazione: gli Cianiti da Uianic; i Farseroti — i più numerosi, più vivaci e più interessanti — da Fra^eri ; i Moscopoleni dalla già opulenta Moscopole, che un tempo fu per quei pastori ciò che sarebbe stata Brasov per i pastori « mo-cani», se i suoi cittadini fossero anch’essi di stirpe romena.... E l’emigrazione continua, ahimè, sempre....; la pianura rigurgita, mentre sulle montagne dopo il pastore non resta che il carovaniere recante in giro la merce straniera, oggidì proprio come nel xiv secolo; il Comune antico genera il Comune novello, non per un naturale aumento degli abitanti — che più non vi capirebbero, ormai — ma bensì pel desiderio assillante dei perseguitati, dei profughi, degli esiliati, di trovare alfine un luogo più sicuro alla lor grama esistenza. Così una stirpe si dirada e si estingue.