C0MMEM0RIALI, LIBRO IX. 234. — 1402, ind. X, Giugno 18. — c. 145 (143) t.° — Ladislao re di Napoli e d’Ungheria nomina suoi procuratori Tomaso Scriniario dottor di leggi r. consigliere e Marino dell’ Arcella cav. gran portiere reale, dando loro facoltà di stipulare la vendita n. 235, e di fare quanto all’ uopo sarà necessario. Fatto nel Castelnuovo di Napoli. — Testimoni: Iacopo di Aquino conte di Loreto e Satriano, Benedetto Acciaiuoli, Guglielmo di Tocco, Torello Origlia e Nac-carella Dentice ambi dottori di legge, tutti cavalieri, Antonio di Sangro, Eliciario degli Orsini baroni e consiglieri regi, Giorgio Gritti di Venezia secreto dell’ Abruzzo. — Sottoscritta dal re. — Atti Antonio di Penne e Guccio di Francesco di Andrea da Firenze notai imperiali ed apostolici. 235. — 1402, ind. X, Agosto 16. — c. 143 (141) t.° — I procuratori di Ladislao re di Napoli e d’Ungheria (v. n. 234) e Lodovico Loredano procuratore di S. Marco, Zaccaria Trevisano cav. e Giovanni Mocenigo rappresentanti il doge ed il comune di Venezia, pattuiscono: Il re cede in perpetuo a titolo di vendita al detto comune la città e l’isola di Corfù, rinunciando ad ogni diritto sull’ isola stessa e sue dipendenze, per 30000 ducati d’oro che vengono contemporaneamente contati ai regi procuratori. Quel sovrano ratificherà il presente entro sei mesi, e guarentirà Venezia dalle eventuali pretese che chiunque siasi potesse vantare sull’isola venduta. Seguono altre condizioni minori (v. n. 236 e 238). Fatto nella sede dei camerlenghi di comune in Venezia. — Testimoni: Cariuccio del fu Antonio di Torre napolitano, Nicolò di Francesco Compagni da Trani, Bartolameo Bonamano di Nuccio Manno e Nicolò di Angelo Cossa, ambi d’Ischia, i fiorentini Bindo di Gherardo Placidi, Gerardo di Paolo Davici, Lorenzo di Matteo di Lucca, Bartolameo di Nicolò Marceti, i veneziani Pietro Goro, Daniele Delfino, Ermolao Barbarigo e Fantino Querini. — Atti Guccio di Francesco di Andrea da Firenze not. imp. 236. — 1402, ind. X, Agosto 16. — c. 147 (145). — I procuratori del doge e del comune di Venezia nominati nel n. 235, dichiarano di avere ricevuto da quelli del re di Napoli ivi citati, due. 15000 d’oro a titolo di semplice deposito, a credito del re medesimo, al quale saranno restituiti come è espresso nel n. 237. Fatto e testimoni come al n. 235. — Atti Francesco di Simone Beaciani e Guglielmo de’ Vincenti not. imp. e scriv. ducali. 237. — 1402, ind. X, Agosto 16. — c. 148 (146). — Il doge, confermando ricevuta del deposito mentovato nel n. 236, ne promette la restituzione da farsi in Napoli o in Francavilla, entro il 15 Febbraio venturo, verso resa della presente, dell’istrumento n. 236 e della ratificazione del n. 235. Data nel palazzo ducale di Venezia (v. n. 252). 238. — 1402, ind. X, Agosto 16. — c. 148 (146). — In adempimento d’ uno degli articoli del n. 235, i procuratori del doge e del comune di Venezia assolvono il re di Napoli ed i suoi sudditi da ogni responsabilità ulteriore pei danni dati fino