Doge: michele stèno. 367 allegati A e B, e ad altri atti in cui sono nominati Bernardo Bo veneziano, Pietro di Andrea, Bonanato e Pietro Sala, Margherita moglie di Pietro Guerau, Giacinta vedova di Berengario Saplana, Pietro Frigola notaio, Nicolò de Pachs consol'’ veneto, tutti di Maiorca, Iacopo Sivrana (o Civrana) e Iacopo Sabadei. — Pietri de Plams rappresentante i successori del Saplana, in seguito a promessa e malleveria del detto console di pagargli, entro il Giugno 1414, 600 lire di Maiorca prodotte da beni sequestrati a veneziani, rinunzia a Santo Veniero e a Nicolò Malipiero, ambasciatori al re d’Aragona e procuratori del doge e del comune di Venezia, i diritti derivanti al Saplana e successori dai citati documenti, e gli ambasciatori promettono che niuno sarà più molestato dai veneziani per tale affare, condonandosi le parti ogni specie di danno, e restando annullati tutti gli atti giuridici fatti in esecuzione delle regie lettere di marco. Batto in Maiorca. — Testimoni: Nicolò Contarmi e Leonardo Veniero di Venezia, Giovanni Teraindi (?), Iacopo Civrana ed Antonio Rocha di Maiorca. — Atti Pietro Frigola. Allegato A: 1381, Aprile 1. — Pietro IV re d’Aragona a tutti i suoi ufficiali e sudditi. Rimasta inesaudita la requisitoria allegato B, concede a Berengario Saplana di Maiorca il diritto di rappresaglia contro i veneziani e le loro merci e cose, in qualunque luogo si trovino, lino a risarcimento delle somme determinate nell’allegato suddetto, più 514 tior. d'oro d' Aragona ed 1 tìor. di Barcellona per interessi, spese ecc. Ordina a tutti di uniformarsi a tal concessione e prescrive le norme da osservarsi dai pubblici funzionari per l’esecuzione di queste lettere di marco valevoli per 10 anni. Data a Saragozza. Allegato B: 1380 Gennaio 16. — Pietro IV re d'Aragona al comune di Venezia. Avendogli Berengario Saplana ( SesplanisJ di Maiorca sporto querela come, ritornando da Bairut con due galee- dei marsigliesi Nicolò de Clavet ed Antonio da Gerusalemme, queste furono da 15 galee veneziane, condotte da Carlo Zeno, assalite e depredate, nè esso querelante potè riavere il suo. Le merci da lui perdute, comperate in Damasco, furono dal re valutate in 1000 fiorini d’ oro d’ Aragona coll’ interesse di 2 soldi per lira all’ anno, più per le spese 50 dei detti fior, e 55 di Firenze. Intima che sia data piena soddisfazione al danneggiato, verso presentazione di questa per parte dell’inviato regio Pietro Saplana. Data a Barcellona. 182. — 1413, ind. VI, Luglio 17. —* c. 136 t.° —» Bernabò Loredano e Marco Veniero provveditori nei territori di Treviso e di Ceneda, dichiararono e protestarono a voce a nome della veneta Signoria a Guglielmo conte di Prata e a Vence-slao di Spilimbergo commissari ed ambasciatori di Sigismondo re dei Romani, ad Andrea de’ Monticoli (Monliculis) dottor di leggi e a Nicolò del Torso, udinesi, delegati del patriarcato e della chiesa di Aquileia, del comune di Udine e dei friulani collegati ed aderenti al re stesso : Dovere i detti commissari, in ossequio alla tregua n. 175, cessare da ogni tentativo contro il pacifico dominio di Venezia sulle