DOGE : ANTONIO VENIERO. 223 alla Signoria copia degli ordini da essi emanati contro le falsificazioni della grana (v. n. 406). Data a Candia. 408. 1394, ind. II, Maggio 27. — c. 180 (182). — I procuratori del doge e del comune di Venezia nominati nell’allegato A, e quelli del despoto di Morea mentovati nell’ allegato B, pattuiscono (il testo è in dialetto) : Sarà pace fra i contraenti e successori, ed i loro sudditi godranno di vicendevole buono e pacifico trattamento (compresi quelli di Basilissa moglie del despoto). Il despoto consegnerà a Venezia la città di Argo col suo territorio e rispettivi diritti, come erano posseduti da Pietro e Maria Cornaro, colle pertinenze di Nauplia. Dopo tal consegna, i procuratori veneti faranno che abbia luogo quella del castello di Megara a Rainieri (Neri) degli Acciaiuoli, e della torre di Vassilopotamo al despoto. A quest’ultimo saranno rimessi, col consenso dell’ Acciaiuoli, tutti i costui denari che sono nelle mani della veneta Signoria, trattene le spese per la custodia di Megara, e precisamente 23000 perperi, pagabili in Corone in soldi o tornesi da 5, ivi correnti, il resto in Venezia. I debitori del despoto nei luoghi ceduti e in tutti gli altri domini veneti, saranno obbligati al pagamento. Le parti faranno risarcire i vicendevoli sudditi dei danni dati loro dai rispettivi con furti od altro, sui beni dei colpevoli. I beni dei sudditi d’una delle parti giacenti nel territorio dell’altra, non possano essere responsabili che per debiti ed obblighi dei rispettivi proprietari ; i debitori saranno dai propri sovrani costretti al pagamento. Si levino tutti i sequestri posti sui vicendevoli beni. Il despoto non farà, nè permetterà nei propri domini imitazioni di monete veneziane,, ma potrà imitarne di affatto diverse. Venezia non darà transito pe’ suoi stati a nemici del despoto e dell’Acciaiuoli, nè questi favoriranno in alcun modo turchi o altri nemici di Venezia. Niuna delle parti favorirà o ricetterà i ribelli dell’altra. Degli abitanti d’Argo che volessero uscirne, potranno farlo fino a 20 famiglie libere e non debitrici di alcuno. Sarà concessa amnistia a quelli di Argo che fossero colpevoli politicamente verso Venezia. Le ulteriori differenze fra le parti saranno definite da arbitri. Seguono articoli relativi al giuramento e alla ratifica del presente (vedi n. 348 e 409). Fatto in Modone. — Testimoni: Napoleone Foscolo e Scipione Bembo consiglieri a Modone, Luca del fu Francesco Barisano, Simone di Maffeo Delfino, Filippo del fu Giovanni da Pesaro, Pietro del fu Nicolò Premarino, Marco di Filippo Corraro, mastro Giovanni del fu Bartolameo da Pavia fisico salariato in Corone, mastro Donato del fu Nerio da Treviso id. id. in Modone, Enrico del fu Nascimbene Borsa cancelliere a Modone, Michele Marcello id. a Corone, Silvestro del fu Francesco Buosi da Lucca, Pietro del fu Angelo Gabriele da Brindisi, Pietro del fu Alberto da Bologna, Simone del fu Filippo da Rodi e Tomaso del fu Luca da Verona, parte dimoranti in Corone e parte in Modone. — Munito dei sigilli di S. Marco e del despoto. — Atti Filippo del fu Iacopo Bartolamei di Treviso not. apostolico ed imp. e scrivano della corte di Modone. Allegato A: 1394, ind. II, Febbraio 10. — Il doge, coi suoi consiglieri, dà a Filippo Corraro e a Nicolò Vallaresso castellani a Modone e Corone, facoltà di sti-