118 COMMEMORIALI, LIBRO Vili. Furono complici nel complotto: Antonio da Napoli ed uno da Fonzaso famigli del vescovo predetto, Merlino di Brisano, Gualferdino da Romano, Bartolameo e Giovanni da Seren. Atti Stefano del fu Iacopo dalle Torreselle not. imperiale. 86. — 1381, Giugno 7. — c. 39 (41). — Fra' Filippo priore generale ed i definitori del capitolo generale degli eremiti di S. Agostino, alla Signoria. Si scusano di non poter nominare a priore del convento di Venezia fra’ Bartolameo da Piove di Sacco, come aveva chiesto a nome della Signoria fra’ Bartplameo da Venezia maestro di teologia, per essere stato quel frate espulso dall’ Ordine per mala vita (v. n. 87). Data a Forlì. 87. — 1381, Giugno 7. — c. 39 (40). — Fra’ Filippo priore generale degli eremiti di S. Agostino, a fra’ Bartolameo da Piove di Sacco professo del medesimo Ordine. Per la sua condotta poco conforme alle regole, quest’ ultimo, per deliberazione del Capitolo generale tenuto in Forlì, è espulso dall’ Ordine. Gli si lascia facoltà, anzi gli si ingiunge, di entrare nella congregazione della Certosa o in altra non vietatagli, per far penitenza dei suoi errori. Si ordina al coiivento di Venezia (di S. Stefano), di non tollerare che il detto frate vi dimori più di 8 giorni dopo la publicazione della presente (v. n. 86 e 88). Data a Forlì. 88. — 1381, Giugno 7. — c. 39 (41) t.° — Fra’ Filippo da Messina priore generale degli eremiti di S. Agostino ed i definitori del capitolo generale di quell’ Ordine tenuto in Forlì, ai membri del loro convento di Venezia. È proibito a questi ultimi di avere, scorsi gli 8 giorni mentovati nella precedente, comunicazione alcuna con fra’ Bartolameo da Piove di Sacco ; chi non obbedisse, incorrerà nella scomunica e in 6 mesi di carcere. Se il frate non uscisse volontariamente dal convento, ne sia cacciato a forza (v. n. 87 e 91). 89. — 1381, ind. IV, Giugno 17. —. c. 41 (43). — Duranti le ostilità fra Venezia, il re d’Ungheria e i costui collegati, la prima occupò con proprie forze il castello di S. Martino di Geneda ed altri luoghi forti spettanti ad Andrea vescovo di quella città, col di lui consenso, per difenderli. Ristabilita ora la pace fra i veneziani e Leopoldo duca d’Austria, Iacopo da Ferrara pievano a Conegliano, procuratore del detto vescovo (procura in atti di Bonifazio del fu Vachino de’ Mezavachi da Bologna), dichiara che i procuratori del comune di Venezia Iacopo Bragadino, Lodovico Morosini e Pietro Emo gli restituirono i detti castello e luoghi, e ne fa loro piena quitanza (v. n. 90). Fatto nel palazzo ducale di Venezia. — Testimoni: Filippo de’ Migliorati dottor di leggi, Raffaino de’ Caresini canc. grande, prete Pietro arcidiacono di Ceneda, Benedetto Zancani, Egidio Boldù ed Amedeo de’ Buonguadagni. — Atti Guglielmo di Tomasino de’ Vincenti not. imp. e scriv. ducale.